L’istruzione e la ricerca post Fioramonti

Manlio Adone Pistolesi

Il mondo dell’istruzione è di nuovo in subbuglio. Con le sue dimissioni, cadute il giorno di Santo Stefano, Lorenzo Fioramonti diventa il primo martire del Governo giallo-rosso. La motivazione è presto detta: i limitati finanziamenti elargiti al MIUR, in totale solo €1 miliardo e 977 milioni di rispetto ai €3 miliardi richiesti.

Dall’incarico alle dimissioni

O 3 miliardi di euro o mi dimetto

Con questa minaccia aveva esordito, senza aver prestato ancora giuramento, l’ormai ex ministro. La politica di Fioramonti era tanto utopica quanto in contro tendenza ai soliti tagli inflitti al mondo scolastico e dell’istruzione. Il rapporto OCSE-Pisa sulle capacità di lettura e fare di conto degli studenti italiani, drammatiche nella loro realtà, attestano infatti l’arretratezza delle istituzioni scolastiche. Un plauso mondiale aveva però riscontrato la sua proposta di istituire un’ora di educazione ambientale nelle scuole italiane. Fioramonti è stato anche il promotore della “Sugar tax”, ora procrastinata a ottobre e dalla quale si ricaveranno €58 milioni di euro . Con l’istituzione dell’Agenzia Nazionale per la Ricerca (ANR) voleva cercare di regolamentare e dare nuova linfa al campo accademico.

La manovra di bilancio, approvata poco prima di Natale, ha quasi raddoppiato i fondi per le borse di studio per l’Università, da €16 a €31 milioni. Il Governo ha inoltre istituito un fondo da €15 milioni per la Carta Giovani Nazionale.

Istruzione “divisa” post Fioramonti

La telefonata da Palazzo Chigi è stata una vera e propria sorpresa

Emozionata e commossa

Sono queste le parole con cui i nuovi ministri dell’Università e Ricerca (Manfredi) e dell’Istruzione e della Scuola (Azzolina) hanno rotto il ghiaccio a seguito delle loro nomine a ministri.

28 dicembre 2019, conferenza stampa di fine anno: Conte annuncia la nascita di due ministeri a seguito della necessità di separare scuola e Università per mettere al centro la qualità della persona. Assume l’incarico come ministra dell’Istruzione (con delega alla Scuola) Lucia Azzolina, sottosegretaria all’Istruzione, dopo le dimissioni di Fioramonti. Il nuovo ministro dell’Università e della Ricerca è invece Gaetano Manfredi, rettore dell’Università di Napoli.

Quest’ultimo da subito sottolinea la necessità di fornire ulteriori fondi al suo ministero: “Un miliardo è quanto è stato tagliato dei fondi per l’Università negli ultimi anni e che dovrebbe essere recuperato”. Il nuovo ministro pone inoltre l’accento sull’importanza di procedere in maniera unitaria nella gestione del sistema universitario, senza distinzioni di alcun tipo tra il Nord ed il Sud del Paese. Si dice fiducioso nei confronti del Governo giallo-rosso.

Anche l’ex sottosegretaria del Movimento Cinque Stelle dimostra di accettare con gioia e intraprendenza il nuovo compito affidatole e coglie l’occasione per ringraziare i componenti del suo partito e il Presidente della Repubblica per la fiducia accordatale.

Con un’esperienza scolastica di lungo corso, come insegnante, sindacalista e preside, il suo nome risultava già da tempo candidato a ruoli di maggior rilievo come quello da poco conferitole. Sin da settembre si era dedicata con tenacia alla realizzazione di quel decreto scuola che 4 mesi dopo sarebbe stato approvato ed è sempre lei ad essere stata presente in aula alla Camera mentre si votava e si approvava il decreto scuola (3 dicembre 2019).

Articolo scritto in collaborazione con Tea Maistro

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