“Lo studio a casa uccide l’Università”

Karoline Gapit

Oggi avere un computer a casa è considerato qualcosa di naturale. Eppure, secondo la dichiarazione della docente del Politecnico di Milano, Elena Granata, possederne uno non è così scontato.

In particolare la prof. Granata ha condiviso su Twitter un racconto di un gesto intraprendete di un ragazzino che ha deciso di vendere i suoi giocattoli per comprarsi un computer. Tutto questo per seguire le lezioni di scuola a distanza.

Il mondo universitario

Per quanto possa avere molteplici pro, l’e-learning sicuramente può generare non pochi problemi sulle performance degli studenti. C’è chi è più fortunato a possedere più computer a casa e c’è chi fatica ad avere una stanza per sé e studiare in totale tranquillità.

Come afferma Elena Granata: “Ho notato che una parte di loro, circa un 20%, per problemi di connessione si collega dal cellulare, e si comprenderà che ciò ha un impatto anche cognitivo. In questo modo si impoverisce anche la didattica. Un mio studente mi ha detto che un altro semestre così non lo avrebbe retto”.

Problemi che si ripercuotono anche sulla sessione estiva che numerosi studenti stanno per affrontare in questi mesi.

Anche i docenti sono in difficoltà

È noto che nelle ultime settimane una pluralità di docenti si sia mobilitata per garantire una didattica a distanza ottimale. Tuttavia, anche loro non sono esclusi nel riscontrare dei grandi ostacoli che hanno frenato il loro lavoro. Non è stato facile per tutti dover impostare un modo di fare lezione tutto nuovo. Forse maggiore difficoltà l’hanno avuta i docenti non più giovani che, com’è noto, hanno una forte presenza nell’Università italiana.” Granata aggiunge: “Ci sono delle Università che si sono organizzate con le lezioni da scaricare, la cosa più sbagliata, perché viene meno l’interazione che è fondamentale. Per quanto mi riguarda, l’Università ha messo a disposizione un pool di tecnici che ci seguono in questo percorso”.

Un allarme che ha delle ricadute sul processo di preparazione di un esame universitario a cui molti si sono dimostrati contrari.

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