Malattia e Università: come (non) funziona

Giorgia Fossati

Jacopo Juri Grasso frequenta l’ultimo anno di Liceo artistico quando gli viene diagnosticato un linfoma di Hodgkin. Gli anni che lo aspettano saranno duri, ma Jacopo non si abbatte e continua gli studi in Design presso il Politecnico di Milano.
Affrontare una malattia richiede già molte energie fisiche e mentali. Gli studi universitari pure. Unire le due cose, senza aiuti ben strutturati e concreti, può essere davvero complicato.

Servizio multichance

Il Politecnico di Milano, come molte altre Università, propone un servizio di aiuto per studenti disabili.
Si tratta del “Servizio Multi Chance” e offre aiuti economici e logistici a studenti con necessità.
Dopo un primo periodo in cui Jacopo affronta l’Università spiegando la situazione ai singoli prof, riesce finalmente ad accedervi. Il servizio funziona e la situazione si semplifica molto per lui, ma ci sono dei problemi non trascurabili.

“Non tutte le malattie sono riconosciute come disabilità e senza un certificato di invalidità gli aiuti non si possono avere. È necessario ampliare il concetto di malattia.” – dice Jacopo.

Professori impreparati

Un secondo problema è l’ambiente che si crea intorno ad uno studente malato.
Come già emerso durante l’intervista a Chiara Bucello, i professori si dimostrano impreparati a gestire situazioni di questo tipo.
È necessaria più sensibilizzazione al fine di capire cosa voglia dire convivere con una malattia, e una formazione adeguata in questo senso.

Malattia e lavoro: le categorie protette

Terminata la triennale Jacopo prosegue gli studi al Politecnico con un Master in Design dell’Automobile. Emergono subito delle difficoltà: il servizio Multi Chance non è attivo per i master, ma la malattia non sparisce con una laurea.

Tuttavia è quando arriva il momento di approcciarsi al mondo del lavoro che iniziano i veri problemi.
“Quando hai una malattia e hai il diritto di essere inquadrato come categoria protetta ti poni il problema di dichiararlo o meno. Far parte di una categoria protetta non vuol dire non essere in grado di gestire mansioni importanti, eppure sembra spesso così”.

Nell’ultimo anno siamo stati costretti a stravolgere il nostro modo di studiare e lavorare.
I lati negativi della situazione attuale vengono spesso sottolineati, ma la didattica a distanza e lo smart working sono un’ottima soluzione per chi sta seguendo un qualche tipo di terapia. Non dimentichiamocelo quando non saranno più un’esigenza.

L’inclusività non può essere un valore solo sulla carta.

Dobbiamo impegnarci tutti nel realizzare realtà accessibili anche a chi ha qualche ostacolo in più.

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