Master o laurea magistrale: alcuni dati per scegliere

Alice De Luca

L’Italia rimane in Europa uno dei paesi in cui i giovani laureati sono meno avvantaggiati. Questo sia nel trovare un posto di lavoro, sia, una volta ottenuto, nell’avere una retribuzione in linea con la media dei parametri europei. Dalle ultime rilevazioni Istat emerge che i livelli occupazionali dei laureati italiani sono superiori in Europa solo a quelli greci, con un 81,4%, contro la media europea dell’86,3%.

Ciò nonostante, anche in Italia come in Europa, il titolo di istruzione universitario è quello che genera più opportunità lavorative. Infatti, il tasso di occupazione di chi ha un titolo terziario è di 30 punti superiore rispetto a chi ha al massimo un titolo d’istruzione secondaria.

Quindi studiare di più premia, ma resta da capire fino a che punto questo rimane vero. Del resto è una domanda che ci si pone spesso alla fine della triennale, quando si valuta se continuare gli studi e, se sì, in che modo. La magistrale, infatti, non sembra ormai essere la scelta più ovvia. I master post-laurea attraggono molti studenti, interessati alle offerte formative sempre più nuove, oltre ad essere un vero e proprio contatto diretto con il mondo del lavoro.

Laurea magistrale e master di primo livello: un po’ di numeri

I dati raccolti da Almalaurea dipingono per i diplomati di master di primo livello una situazione vantaggiosa se confrontata con quella dei laureati in lauree magistrali. Bisogna tuttavia tener presente che non sempre una strada è alternativa all’altra. Circa il 60% degli iscritti a un master di primo livello proviene da una triennale. Il restante 40%, invece, arriva da una magistrale o da una laurea di vecchio ordinamento.

Lavorativamente parlando, il tasso di occupazione di laureati di secondo livello a un anno dal conseguimento del titolo è del 71,7%, contro l’88,4% dei diplomati in master di primo livello. Si tratta di una percentuale che i laureati in magistrale non riescono a raggiungere nemmeno a 5 anni dal conseguimento del titolo, quando il loro tasso di occupazione sale all’86,8%.

Un altro vantaggio che i diplomati in un master hanno è sicuramente quello retributivo. Ad un anno dal diploma ricevono uno stipendio mensile netto di 1510 €, contro i 1285 € dei laureati di secondo livello.

Alcune considerazioni

Un elemento da tener presente, nell’analisi di questi numeri, è che la maggior parte degli occupati dopo un master di primo livello già lavorava prima dell’iscrizione (è il 71,1 %), e dopo la fine del master prosegue con la stessa attività. Questo dato ci suggerisce due informazioni. Prima di tutto che gli alti tassi di occupazione dei diplomati in master potrebbero dipendere da un impiego ottenuto già prima del conseguimento del titolo. Quelli che invece si inseriscono ex novo nel mercato del lavoro sono quindi una minoranza. In secondo luogo, e anche come conseguenza, possiamo dedurre che questo genere di formazione viene scelta spesso per motivi di qualificazione professionale o semplicemente di arricchimento culturale.

Il vantaggio dei master: lo stage

Determinante nella scelta dei master post-laurea sembra essere il maggiore contatto con il mondo del lavoro, spesso attraverso stage e tirocini. La conferma arriva anche dalle statistiche Almalaurea: il 70,4% degli iscritti a master di primo livello ha partecipato ad uno stage o ad un project work. Tra i laureati di secondo livello la percentuale scende al 63%. Inoltre, tra i diplomati di master occupati a un anno dal titolo e che hanno svolto uno stage durante il master, il 45,7% ha ricevuto una proposta di inserimento nell’ente o azienda presso cui lo ha svolto.

Si tratta di dati interessanti, che mettono in evidenza come un ingresso facilitato nel mondo del lavoro si ha certo grazie ad un’alta formazione, ma anche grazie ad un percorso professionalizzante, compiuto in stretto contatto con le aziende. La risposta vincente, allora, potrebbe essere quella di rafforzare, per i master e soprattutto per le lauree magistrali, una sinergia tra formazione accademica e professionale.

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