PoliMi e Humanitas per la medicina del futuro

Manlio Adone Pistolesi

Quante volte di fronte a un evento, un’inefficienza o all’ennesimo scandalo abbiamo esclamato: “Che vuoi farci? Siamo in Italia”. Come se il nome del nostro Paese fosse sinonimo di fallimento e sfiducia. La realtà però non è mai di un solo colore e le sfumature che la Penisola può esprimere sono infinite. 

La Medtec School è proprio l’esempio del panorama italiano: il primo corso universitario al mondo che coniuga Medicina e Ingegneria biomedica.

Il corso è stato pensato ed è organizzato dall’Humanitas University e dal Politecnico di Milano.

Medicina “e” Ingegneria

Il 23 settembre i primi 50 studenti hanno preso posto tra i banchi dopo aver superato un test selettivo che per il 2020 prevede 60 domande a risposta multipla da risolvere in 100 minuti. Il test “è volto a cogliere l’attitudine e la propensione dei candidati allo studio sia delle hard science tipiche dell’ingegneria che delle life science tipiche della medicina”. Diviso in 4 sezioni, il test è completamente in lingua inglese, come i corsi.

 Il percorso di laurea in Medtec si articola in 6 anni per 360 CFU obbligatori e 30 opzionali. Le rette annue vanno da €10.156 a €20.156, ma sono previste numerose borse di studio. Il corso per i primi tre anni si alternerà tra il PoliMi (nel primo semestre) e l’Humanitas (nel secondo), mentre per il triennio finale la sede rimarrà l’Humanitas dove all’occorrenza in aula potranno esserci due professori delle due istituzioni per assicurare una maggiore integrazione delle nozioni. 

I rettori dei due atenei coinvolti, Ferruccio Resta (PoliMi) e Marco Montorsi (Humanitas University), sono entusiasti per l’obiettivo raggiunto e si aspettano tante soddisfazioni. Come affermato da Resta a Corriere Innovazione infatti: “Il nostro approccio verrà seguito da molte università europee e  internazionali”. Un successo per un’idea nata da una discussione tra i due “magnifici”. 

Il nuovo medico

Resta e Montorsi, notando un mondo in perenne mutazione e avanzamento tecnologico, sono arrivati alla conclusione che ci fosse la necessità di una nuova figura medica. Il medico non deve più occuparsi solo della prevenzione e cura del paziente, ma deve anche avere le conoscenze di un ingegnere per poter progettare e dialogare con le nuove tecnologie. Medicina di precisione, Big Data, A.I. (Artificial Intelligence), nanotecnologie, robot chirurgici, stampe in 3D e bioprotesi sono solo alcune delle potenzialità che la tecnologia offre al futuro medico-ingegnere.

Fondamentale è comprendere che il percorso di studi plasmerà innanzitutto la professione del medico e naturalmente il rapporto con il paziente rimarrà centrale. Al termine dei 6 anni oltre alla laurea in Medicina si avrà la possibilità di richiedere quella in Ingegneria biomedica al PoliMi. 

Per una volta, forse la prima dopo questo articolo, sarà bello dire: “Siamo in Italia”.


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