Moda, gli effetti dell’epidemia e la risposta italiana

Mitri Tessera

Anche il settore della moda ha subito una battuta d’arresto a causa del COVID-19. Il virus ha condizionato negativamente lo svolgimento della Fashion Week milanese, che si è tenuta dal 18 al 24 febbraio senza l’80% dei buyers cinesi. La Camera Nazionale della Moda Italiana si è attivata per garantire lo svolgimento delle sfilate e di altri appuntamenti attraverso live streaming. Successivamente, agli inizi di marzo, anche a Parigi la moda si è fermata con le cancellazioni di alcune sfilate, delle varie presentazioni e delle collezioni per la SS20. In tempi brevi il virus si diffonde anche in America causando rinvii e annullamenti dei principali eventi di Versace, Gucci, Hermès e Prada.

Ma qual è il danno economico e finanziario che ha subito il settore fashion?

Le grandi aziende non dovrebbero avere problemi, avendo margini elevati e una numerosa clientela fidelizzata. L’epidemia ha colpito maggiormente le piccole aziende della filiera che, non avendo gli strumenti necessari per affrontare questa crisi, rischiano il fallimento.

Nel 2020 a livello globale secondo Bain & Company,  il settore globale del lusso potrebbe subire una contrazione annuale tra il 25% e il 30%. La flessione totale potrebbe oscillare tra i 60 ed i 70 miliardi di euro. Secondo Business of Fashion – che offre iscrizioni gratuite agli studenti – in Italia il settore del commercio al dettaglio ha registrato un calo del 25%. Nike e Adidas – come Puma e H&M – hanno deciso di sospendere i pagamenti degli affitti. Il settore del lusso avrà una ripresa più lenta e si protenderà nel corso del 2021 con velocità differenti in relazione alle aree geografiche colpite.

Reazione e risposta degli istituti e delle scuole di moda

La pandemia ha messo a dura prova la didattica delle scuole e delle Università. La risposta è stata altrettanto tempestiva per garantire lo svolgimento delle lezioni a distanza. Anche gli istituti di moda hanno seguito questo indirizzo avviando lezioni e corsi E-learning, sperimentando la didattica del futuro.

La scuola fiorentina Polimoda aveva già implementato una piattaforma per l’online learning. In un giorno ha attivato ben 30 corsi online per gli studenti di oltre 70 paesi sulle piattaforme di blackboard. Inoltre ha garantito la revisione dei progetti degli studenti via Skype e Whatsapp.

NABA, l’Istituto Marangoni e la Domus Accademy, le tre scuole del gruppo GGE Italia, si stanno impegnando con i professori ad affrontare questa situazione critica. NABA aveva già da tempo creato degli appositi corsi in via telematica. Con la necessità di garantire le lezioni a distanza, è riuscita eccellentemente a orientare i propri studenti su blackboard. Inoltre sta creando una nuova piattaforma più efficace, per permettere agli studenti di discutere i progetti finali di tesi. L’Istituto Marangoni ha proseguito anche le lezioni pratiche. Gli studenti, con un professore a supporto, frequentano i laboratori in diretta grazie ad alcuni programmi per la modellazione in 3D. La Domus Accademy mantiene i propri studenti a contatto con le aziende e brand di rilievo attraverso l’attivazione di workshop e garantendo la sua filosofia di team working.

Anche lo IED reagisce promuovendo la formazione a distanza. Oltre all’erogazione di corsi per i propri studenti, l’Istituto Europeo di Design lancia le IED Tips. Questi ultimi sono dei video multimediali, pillole messe a disposizione degli studenti dove vengono mostrate nei laboratori le lavorazioni e l’uso dei macchinari. Le IED Tips sono state create anche per un futuro progetto dell’Istituto: la Biblioteca digitale delle lavorazioni, uno dei più grandi patrimoni dello IED.

Moda e Solidarietà

Dal mondo della moda non mancano i messaggi e i gesti di solidarietà nei confronti del sistema sanitario.

In Italia. La Camera Nazionale della Moda Italiana in collaborazione con la Cina ha creato il progetto di solidarietà “Italia we are with you”. Il progetto unisce i grandi brand italiani, gli associati e le associazioni del settore fashion raccogliendo oltre 3.000.000 di euro devoluti al sistema sanitario. I soldi hanno garantito l’acquisto di macchine respiratorie e altri materiali sanitari come mascherine, reagenti chimici e camici protettivi monouso. Tra le aziende che hanno partecipato al progetto ci sono marchi che hanno mostrato anche a titolo personale la propria solidarietà.

Giorgio Armani, infatti, ha donato 1.250.000 euro per gli operatori sanitari degli ospedali Sacco, San Raffaele, Spallanzani e per la protezione civile. Dolce&Gabbana contribuisce finanziando la Humanitas University, per sostenere la ricerca volta a mettere a punto interventi diagnostici e terapeutici. La famiglia del gruppo Zegna ha deciso di donare personalmente 3.000.000 di euro alla Protezione Civile Italiana e ha convertito alcune delle sue linee produttive per la realizzazione di mascherine. La famiglia Della Valle ha donato 5.000.000 di euro ai famigliari del personale sanitario colpiti dal virus. Il gruppo Kering (Balenciaga, Saint Laurent, Gucci, Bottega Veneta, Pomellato, Alexander McQueen) ha donato 2 milioni di euro agli ospedali italiani più colpiti.

Nel mondo. Gucci ha donato 2.000.000 di euro per due campagne di crowdfunding, una in Italia devoluta alla protezione civile e la seconda in supporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nike e Adidas stanno producendo maschere con visiera che saranno donate ai sistemi sanitari in tutto il mondo. Anche il gruppo di cosmetici e profumeria LVMH (Christian Dior, Givenchy, Guerlain) ha convertito le sue linee per produrre gel idroalcolico che offriranno a tonnellate a 39 ospedali francesi.

Prospettive per il futuro?

Secondo Giorgio Armani il settore fashion con la crisi in corso ha bisogno di rallentare e riallinearsi. Il lusso, soprattutto negli ultimi anni, si è adattato ai canoni del fast fashion: capi e collezioni proposti troppo velocemente. Invece secondo Armani il lusso “non può e non deve essere veloce [perché] ha bisogno di tempo per essere raggiunto e apprezzato”.

Così anche la direttrice artistica di Dior, Maria Grazia Chiuri, sostiene che questa crisi consentirà al settore di far proprio tesoro di questa esperienza e cercare di organizzare il lavoro per rafforzare la filiera produttiva. “La moda è un progetto corale che procede grazie a una ricerca della qualità che include l’etica condivisa a tutti i livelli”.

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