NEET: in Italia più di 3 milioni

Lorenzo Tosi

L’Italia si colloca al primo posto in Europa per numero di NEET, giovani dai 15 ai 34 anni che non studiano nè lavorano. Nel 2020 sono stati stimati più di 3 milioni, di cui 1.7 milioni di genere femminile.

Primato italiano

Tutte le regioni italiane superano di gran lunga l’incidenza media dei NEET sulla popolazione giovanile europea, che nel 2020 è rimasta in media al 15%. Il fenomeno dei giovani che non lavorano nè studiano raddoppia nel Sud rispetto al Nord. Il rapporto “NEET tra disuguaglianze e divari. Alla ricerca di nuove politiche pubbliche” realizzato da ActionAid insieme a CGIL mette in luce un quadro preoccupante.

Nelle regioni del Sud Italia vi è la più alta presenza di NEET: sono il 39% rispetto al 23% del Centro Italia, al 20% del Nord-Ovest e al 18% del Nord-Est. Il 56% del fenomeno interessa principalmente il sesso femminile, il che dimostra la difficoltà per le donne di uscire da tale condizione.

Il 32% dei giovani che non studiano nè lavorano sono diplomati o possiedono un titolo di studio inferiore (16%). Quasi 1 NEET su 2 ha svolto mansioni lavorative, anche se il dato più allarmante è in relazione al tempo: il 36.3% dei disoccupati sta cercando lavoro da più di un anno.

Quattro tipologie di NEET

L’analisi realizzata da ActionAid ha permesso di tracciare quattro profili differenti di NEET, così da poter fotografare meglio il fenomeno e andare al di là dei tipici stereotipi e realizzare politiche ed interventi efficaci.

1. I giovanissimi fuori da scuola

Si tratta di giovani dai 15 ai 19 anni, senza alcuna esperienza lavorativa alle spalle. Possiedono la licenza media e vivono tendenzialmente in un nucleo familiare formato da coppia con figli.

2. Alla ricerca di una prima occupazione

Giovani dai 20 ai 24 anni, residenti nel Mezzogiorno e senza esperienze lavorative. Hanno il diploma di maturità, vivono in un nucleo familiare composto da un solo genitore e vivono in un grande comune o città metropolitana. È sicuramente il cluster più numeroso, che mette in luce le fragilità del mondo del lavoro nel Sud Italia.

3. Ex occupati in cerca di un nuovo lavoro

Hanno tra i 25 e 29 anni e sono alla ricerca di un nuovo lavoro, dopo aver abbandonato o perso quello precedente. Vivono generalmente nelle regioni centrali del Paese. Si tratta per lo più di maschi, con un alto livello di istruzione che vivono soli e percepiscono un sussidio di disoccupazione.

4. Scoraggiati

Giovani dai 30 ai 34 anni con esperienze lavorative passate. Risiedono soprattutto nelle regioni del Nord Italia in aree non metropolitane. In questo gruppo si trovano principalmente persone di sesso femminile all’interno di un nucleo familiare formato da una coppia senza bambini.

Azioni immediate

Dal rapporto emerge quindi la necessità di realizzare percorsi multidimensionali di lunga durata, così da cogliere i bisogni inter-sezionali delle nuove generazioni e integrare le fasce giovanili più fragili. Christian Ferrari, segretario confederale della CGIL, afferma:

Occorre modificare la narrazione sui giovani nel dibattito pubblico, per ridare loro centralità nelle politiche e negli interventi dei prossimi anni. I giovani non sono il problema del nostro Paese, ma una straordinaria risorsa fin qui inespressa.

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