Nuovo anno accademico in Europa

Elia Lo Piccolo

Settembre segna la fine dell’estate e l’inizio del nuovo anno accademico. Da marzo 2020 la chiusura. Ora, grazie al modello “blended” e ai vari protocolli di sicurezza già trattati, siamo pronti a ritornare in aula. La situazione universitaria può finalmente tornare alla (quasi) normalità.  Ma come se la stanno cavando i nostri cugini europei?

Reopening nei principali paesi europei

Germania

Quest’anno accademico il ritorno in aula sarà ben diverso dal solito. Con l’obiettivo di salvaguardare la sicurezza degli studenti sono state istituite le cosiddette “cohorts”, gruppi di centinaia di studenti. Al fine di evitare un nuovo outbreak di Coronavirus, i vari gruppi non potranno più interagire fra loro. Così facendo, infatti, in caso di una nuova ondata, solo un gruppo sarà costretto alla quarantena. Inoltre le aule sono state riconfigurate per garantire sia una migliore ventilazione sia il distanziamento sociale. Infine, anche la Germania ha optato per l’insegnamento misto. Berlino, una delle prime città a riaprire le scuole, se la sta cavando bene per ora.

Studenti internazionali

Nonostante la pandemia, l’interesse di molti nei confronti della Germania è rimasto invariato. Anzi, ci si aspettano addirittura più applications. Ciò è principalmente dovuto all’attuale situazione negli USA e nello UK. Pertanto, la Germania si presenta come un’ottima alternativa. Secondo le stime del German Academic Exchange Service (DAAD) circa 60.000 studenti han già fatto domanda. Una buona notizia per i futuri studenti Erasmus: a causa della didattica a distanza molti “studenti digitali” han deciso di rimanere a casa. Ciò ha cambiato drasticamente la disponibilità di case e stanze in Università. Non tutti i mali vengono per nuocere.

UK

La didattica nelle Università inglesi migrerà parzialmente online per tutta la durata del primo semestre. I campus verranno riaperti e l’ ”hybrid learning” prenderà finalmente forma in tutta la Gran Bretagna. Ovviamente gli studenti dovranno indossare le mascherine nei luoghi comuni, lavarsi spesso le mani e preoccuparsi del distanziamento sociale. Nonostante queste misure l’UCU (University and College Union) suggerisce vivamente di non riaprire e, anzi, di mantenere la didattica interamente online. Su quest’onda, l’Università di Manchester ha quindi annunciato che la quasi totalità della didattica sarà svolta da remoto.

Spagna

Anche in Spagna ha convinto l’insegnamento misto. L’Universidad Autonoma de Madrid e la UB (Universidad de Barcelona) hanno dichiarato la necessità della forma ibrida. Come in Italia, il primo semestre prevedrà sia lezioni online sincrone e asincrone sia laboratori e ricerche in presenza. Per quanto riguarda l’ambito internazionale, università come la Pompeu Fabra continueranno con i vari processi di scambio. A proposito della UB, l’Università di Barcellona ha lanciato il progetto “Connecta UB”, una sorta di borsa di studio per l’acquisto di computer e l’accesso gratuito ad internet per quest’anno accademico.

Francia

Le Ministère de l’Enseignement supérieur, de la Recherche et de l’Innovation (MESRI) ha annunciato questo mese che le Università riapriranno. Le linee guida prevedono il solito distanziamento sociale, le mascherine e la didattica online. Buone notizie per ora per gli studenti Erasmus. Nonostante l’aumento dei contagi di settembre, il governo francese ha dato nuovamente il via libera alla mobilità europea.

Norvegia

In Norvegia le Università hanno riaperto già dai primi di agosto. Anche qui vige il distanziamento sociale, la mascherina. Le lezioni sono in modalità mista come nel resto d’Europa, sono state istituite le “cohorts” come in Germania. L’unica differenza? La Norvegia si è chiusa a riccio, almeno per il primo semestre, cancellando sia l’arrivo di studenti internazionali che la partenza dei propri pupils.

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