Perù, morti tra i manifestanti e crisi istituzionale

Giacomo Marini

Tre morti, centinaia di feriti e oltre 40 persone che risulterebbero “scomparse”. Questo è il bilancio dopo una settimana in Perù, dove stanno avvenendo violenti scontri tra polizia e manifestanti. Una grave crisi istituzionale ha creato questa situazione, maturata dopo anni di instabilità politica nel Paese.

La crisi

Gli scontri sono iniziati lunedì 9 novembre, in seguito all’impeachment dell’ormai ex Presidente Martín Vizcarra da parte del Parlamento. L’incarico era stato raccolto da Manuel Merino, Presidente del Parlamento in quel momento, che dopo soli 6 giorni ha dovuto però rassegnare le proprie dimissioni. Vizcarra era salito al potere nel 2018, dichiarando di voler combattere la corruzione che da decenni dilania il Paese, e di voler riformare il sistema giudiziario. Egli stesso però è stato sfiduciato dal Parlamento in seguito ad accuse di corruzione, che al momento non sarebbero ancora state provate in alcun tribunale. Esiste infatti un’indagine riguardo una somma di denaro che avrebbe ricevuto per pilotare alcuni appalti quando era governatore. Il Perù ha un enorme problema con la corruzione, i 6 Presidenti che hanno governato negli ultimi 30 anni sono tutti decaduti per questo motivo.

La protesta

Soprattutto i giovani si sono riversati nelle strade. Nonostante le accuse, Vizcarra godeva e gode tuttora di un forte consenso popolare. La dinamica della sua sfiducia è considerata poco trasparente dai manifestanti, che chiedono nuove elezioni. Quello di Merino è infatti apparso a molti come un tentativo illegittimo di accaparrarsi il potere. In pochissime ore la protesta che aveva visto coinvolta unicamente Lima, la capitale, si è espansa in tutto il Paese. Migliaia di persone hanno eretto barricate nelle piazze principali delle maggiori città peruviane. La polizia ha risposto con cariche, lacrimogeni e proiettili di gomma. Tre manifestanti, tutti e tre tra i 20 e i 25 anni, avrebbero già perso la vita. Due di questi sono studenti universitari, uccisi da colpi di arma da fuoco sparati dalla polizia. Sui social sono svariate le accuse di abusi e violenza indiscriminata da parte delle forze dell’ordine. Per questa situazione, già domenica 15 novembre Merino è stato costretto a dimettersi, seguendo la scelta di 13 ministri che lo hanno preceduto.

Voglio far sapere all’intero Paese che mi dimetto. (…) Tutto il Perù è in lutto, nulla giustifica che una legittima difesa debba provocare la morte dei cittadini del Perù. Ciò che è successo deve essere approfondito dalle istituzioni competenti per determinare ogni responsabilità.

Manuel Merino

Cosa succede ora?

L’obiettivo del Parlamento è adesso quello di riportare la calma nel Paese e di avviare una transizione pacifica verso le elezioni di aprile 2021. La situazione è drammatica, la pandemia ha duramente colpito (oltre 35.000 decessi su 32 milioni di abitanti) il Perù e la crisi economica sta esacerbando le differenze sociali. Bisognerà capire che impatto avranno queste proteste e per quanto continueranno. Si aspetta inoltre la decisione del Tribunale Costituzionale riguardo il ricorso presentato da Vizcarra. Il Parlamento in questi giorni si sta riunendo per eleggere un nuovo Presidente che possa soddisfare le richieste di tutti, anche se al momento appare un’impresa alquanto difficile.

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