PNRR, dottorati e ricerca: quale futuro per i giovani italiani?

Emma lo Conte

La ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha presentato nuove Linee Programmatiche in materia di Ricerca applicata. Quali sono le novità?

I ricercatori in Italia 

Secondo l’ultimo report pubblicato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, il tasso occupazionale dei ricercatori e dottorandi italiani è pari al 90,9%. Sorge spontaneo quindi domandarsi come mai così pochi studenti universitari scelgano di proseguire gli studi con un dottorato di ricerca. Oggigiorno, infatti, solo 1 persona su 1000 tra i 25 e i 34 anni completa un percorso di dottorato.

L’ambito della ricerca, tuttavia, non è “trascurato” solamente dai giovani, ma anche dallo Stato stesso; nel 2021 gli investimenti del paese in ricerca e sviluppo erano pari a poco meno dell’1.5% del PIL (dato ancora distante dalla media europea che supera il 2%). 1 ricercatore su 5 si trasferisce fuori dall’Italia, causando “un’inaccettabile dispersione delle competenze e del potenziale innovativo dell’Italia”, come affermato dalla ministra Bernini. 

Fondi del PNRR 

A giungere in soccorso a questo fenomeno arrivano dunque i nuovi fondi stanziati grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Il Ministero dell’Università e della Ricerca beneficia infatti di 11,73 miliardi di euro dal PNRR; di questi, fino a 9,09 miliardi sono stati destinati a investimenti in materia di ricerca e innovazione. Ma come sono e saranno impiegati questi fondi?

I principali centri di innovazione in Italia 

Nonostante l’emigrazione di molti studenti, sono numerosi i centri di ricerca sul suolo Italiano appartenenti ad alcuni tra i migliori atenei del paese. La ministra Bernini, nel suo discorso ai deputati dello scorso 13 dicembre ha citato difatti 5 nuovi Centri di ricerca Nazionali, dotati di circa 320 milioni di euro ciascuno. Sono inoltre strutturati in modo da rendere permanente e continuativa un’azione su temi strategici. 

  • Il primo è il Centro Nazionale per il supercalcolo di Bologna, polo fondato daIl’ Istituto Nazionale di Fisica Nucleare che coinvolge 9 grandi imprese, tra cui Intesa Sanpaolo ed ENI.
  • Il secondo è il Centro nazionale per le Tecnologie dell’Agricoltura, situato all’ Università Federico II di Napoli e comprendente il coinvolgimento di 15 grandi imprese.
  • Il terzo tra i principali centri di ricerca italiani è il Centro Nazionale per la mobilità sostenibile, situato presso il  Politecnico di Milano e nato anche grazie agli sforzi di 24 partner privati, tra cui Ferrari. 
  • Un ulteriore esempio è il TRIeste valley innovaTION hub, iniziativa coordinata dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale che mira a sostenere la nascita e le attività di imprese innovative del territorio.  
  • Anche la Calabria sostiene la ricerca: l’Ecosistema TECH4YOUvuole sostenere la diffusione di soluzioni per la mobilità sostenibile in Calabria e Basilicata attraverso l’elaborazione di prodotti commercializzabili, sviluppati e utilizzati da aziende locali.

“Le nuove tecnologie ci pongono ora davanti a scenari di complessità crescente; dobbiamo fare in modo che non vi siano più occasioni mancate e che gli italiani ricevano fiducia e sostegno”

– Anna Maria Bernini, Ministra dell’Università e della Ricerca

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