Polimask: il Politecnico contro il Coronavirus

Manlio Adone Pistolesi

Polimask, questo il nome del progetto che unisce il Politecnico e le aziende locali in una corsa contro il tempo. Tra carenza di materiale sanitario e blocchi europei a causa della diffusione del Coronavirus in Europa, la Lombardia prova a farcela da sola. L’obiettivo è di soddisfare il suo bisogno giornaliero di mascherine: 300.000 unità.

Polimask, il ruolo del PoliMi

L’assessore all’Economia Davide Caparini ha lanciato il progetto il 14 marzo constatando le necessità del sistema sanitario regionale, come l’ipotesi Fieramilanocity denuncia. Polimask si sviluppa attraverso un dialogo tra Regione Lombardia, Politecnico di Milano e aziende

Il Politecnico svolge un ruolo cruciale come riferisce Resta, Rettore del PoliMi:

Il nostro compito è testare la sicurezza dei materiali con cui possono essere prodotti i dispositivi di protezione. Per permettere, poi, alle imprese di avviare in tempi record la produzione

Nei laboratori dell’Università milanese i ricercatori stanno testando 18 materiali inviati da 12 aziende diverse. Tre sono i dipartimenti che si occuperanno del processo: Scienze e tecnologie aerospaziali; Energia; Chimica, materiali e ingegneria chimica Giulio Natta. I materiali impiegati variano dal poliestere, al cotone, al polipropilene. 

Ogni tessuto, per essere successivamente commercializzato, dovrà superare due test. Il primo prevede delle prove chimico-fisiche per testare la permeabilità dei medesimi. Invece il secondo test verte su trial batteriologici. Quei materiali che supereranno i test del Politecnico potranno essere prodotti e distribuiti dalle aziende, con la sovrintendenza della Regione. 

Il Polimask non fornirà però una certificazione ufficiale:

Noi daremo un giudizio di conformità tecnica. Tempo per altro non c’è

La produzione dovrebbe partire oggi.

Le aziende coinvolte

All’appello di Caparini hanno risposto in molti. Altri si stanno aggiungendo nelle ultime ore. Tra le 12 aziende, che hanno inviato materiali da testare, figura la Fab del gruppo Grazioli, con sede a Brescia. Quest’ultima potrà rifornire la comunità con 100.000 mascherine. La bergamasca Santini Cycling promette 100.000 pezzi al giorno, appoggiandosi su confenzionatori locali. 

La Regione prova a diventare autosufficiente, consapevole che la solidarietà cinese non basterà e che l’Europa fatica a coordinarsi.

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