Professoressa promuove la “didattica a distanza”

Tea Maistro

Una professoressa può essere un eroe? Se è vero che gli eroi di oggi non si mostrano più con mantelli, ma indossano camici e mascherine, bisogna anche riconoscere che i loro aiutanti sono cambiati. In questo caso però, non è il look ad essere mutato quanto la strategie d’azione a beneficio degli indifesi. Non più corse sui grattacieli alla Spiderman o fughe a tutta velocità, ma un pc o un cellulare e tanta voglia di mettersi in gioco. Sono gli insegnanti a ricoprire, in chiave moderna, il ruolo che nei fumetti di Batman è sempre appartenuto a Robin. Potremmo dire “teacher X is the new Robin”, per rappresentare il concetto in maniera simpatica.
Ma occorre anche ringraziare in maniera più seria tutti gli insegnanti di ogni ordine e grado, che continuano a svolgere il loro lavoro da casa. Il tutto tra disagi e magari anche inesperienze legate all’utilizzo della tecnologia, sottolineati dalla professoressa. 

La professoressa: un augurio per migliorarci nelle difficoltà

Ed è proprio una docente di lettere di un Istituto Tecnico ligure a sottolineare le difficoltà del momento. Difficoltà dovute alla carenza di strumenti tecnologici in alcune scuole e ai ritardi nell’aggiornamento di qualche insegnate. Inoltre evidenzia l’atteggiamento degli studenti che spesso considerano i giorni a casa come una “vacanza anticipata”.
La professoressa Cristina Bottino propone la sua riflessione al Direttore del Corriere della Sera, inviandogli una lettera da lei scritta e pubblicata sul medesimo giornale. A fianco una breve risposta del Direttore stesso:

[…] mi sembra la testimonianza migliore di come dobbiamo e possiamo affrontare questa prova difficilissima.

Infatti il messaggio che traspare leggendo la lettera è un messaggio positivo, di fiducia nel progresso tecnologico e soprattutto nella comunità. La società dovrà essere in grado di trasformare questo momento di crisi in un momento educativo per i ragazzi.

La sfida della scuola

La professoressa analizza la sfida che la comunità scolastica ha appena colto:

“Dal mio piccolo osservatorio mi permetto di fare qualche riflessione. Come società e come scuola, cioè come comunità educante, stiamo affrontando una sfida nuova. Se fosse capitata un’emergenza del genere sette o otto anni fa, cioè prima dell’introduzione del registro elettronico non avremmo avuto nessuno strumento, sarebbe stato quasi impossibile fare ‘didattica a distanza’. Scuole chiuse avrebbe voluto dire scuole mute.

Oggi non è così.

[…] Ma non è tanto la tecnologia che ci aiuterà a rispondere alla sfida quanto l’organizzazione, la cooperazione, il buon senso, la consapevolezza che in una situazione di emergenza tiriamo fuori come singoli individui e come gruppi sociali le nostre risorse migliori e le mettiamo a servizio degli altri”.

La lettera si conclude con un messaggio intenso, scritto da una docente che evidentemente ha ben chiaro che il verbo docere (insegnare) non si riferisce soltanto ai numeri, ai testi letterari, alle lingue, alla grammatica e alla storia, ma che fa parte di un concetto molto più ampio che implica umanità e spirito di adattamento.

“Sicuramente rimarremo indietro con i contenuti disciplinari, non finiremo i famigerati programmi, ma i nostri ragazzi avranno imparato una lezione in termini di umanità, capacità di relazionarsi con gli altri, cooperazione, utilizzo dei moderni mezzi di comunicazione senza precedenti”.

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