Coronavirus, l’università del Queensland studia un vaccino

Davide Chindamo

Tutto il mondo sta lottando contro il “flagello” COVID-19 e ogni Paese sta adottando una propria risposta all’eventuale pandemia.
Dall’altra parte del globo non ci si è mai arresi, perché da tre settimane l’università del Queensland studia un vaccino contro il coronavirus. L’ateneo australiano, grazie ad esperti e ricercatori, sta elaborando una risposta concreta affinché il vaccino sia pronto entro 6 mesi. L’ottimismo è dilagante, tanto da voler sperimentare sugli animali quanto prodotto proprio questa settimana.

I numeri del coronavirus in Italia

Intanto in Italia hanno contratto il coronavirus 224 persone, collocando il nostro Paese al terzo posto per numero di contagi (dietro a Cina e Giappone). Sette sono le regioni interessate e oltre 27 i milioni di italiani coinvolti, tra accertamenti, quarantene e tamponi. Sei morti, l’ultimo poco fa a Milano (ottantenne di Castiglione d’Adda, ricoverato al Sacco) e 23 casi blindati in terapia intensiva. Le università del nord Italia si sono esposte con fermezza e hanno preso serie decisioni. Il servizio sanitario nazionale si conferma lodevole: è confortante ricordare che fu proprio l’istituto Lazzaro Spallanzani di Roma ad isolare il virus a inizio febbraio. Con questa impresa, la dottoressa Maria Rosaria Capobianchi, insieme alle ricercatrici Francesca Colavita e Concetta Castilletti, hanno concesso alla scienza di poter effettuare tutte le conseguenti ricerche sul coronavirus per la prima volta in Europa.

Il bilancio mondiale aggiornato

Il bilancio mondiale attesta più di 2.600 decessi, di cui 2.500 in Cina, e 79.524 contagiati (dei quali sono guariti completamente 25.000 casi).
Un numero spaventoso da un lato, per la rapidità di diffusione, ma rassicurante dall’altro. La maggior parte delle vittime per coronavirus era in uno stato di salute ormai irrecuperabile, dunque non bisogna farsi sovrastare dal panico.

Oggi abbiamo delle certezze. L‘università del Queensland studia un vaccino contro il coronavirus, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) organizza le prime missioni in Italia e la possibilità di guarigione è sempre più alta. La prevenzione e la buona informazione devono essere indispensabili per la vittoria su questa battaglia.