Reclutamento docenti, cosa cambia: la riforma del Pnrr

Marta Buiatti

A partire dal prossimo anno sono previste delle modifiche per quanto riguarda il reclutamento docenti. La riforma, prevista dal Pnrr, è mirata a costruire un percorso che inizi dall’Università arrivando alla cattedra attraverso il superamento di un concorso semplificato.

Il Pnrr, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è un piano di trasformazione del Paese che si pone come obiettivo una crescita economica più robusta, sostenibile e inclusiva.

La riforma del Pnrr

La riforma, che sarà adottata nel 2022, punta alla revisione dell’attuale sistema di reclutamento dei docenti, andando a soffermarsi direttamente sulla loro formazione iniziale. Questa riforma ha l’obiettivo di determinare un miglioramento della qualità dei percorsi educativi: per offrire migliori conoscenze e capacità interpersonali. Il fine è arrivare a coprire con regolarità e stabilità le cattedre disponibili con insegnanti di ruolo. Il processo di selezione si baserà “non solo sul livello di conoscenze ma anche sui metodi didattici acquisiti e sulla capacità di relazionarsi con la comunità educativa”.

Reclutamento docenti cosa cambia

Una volta che verrà approvata la riforma è previsto il reclutamento di 70 mila docenti con questo nuovo metodo, entro il 2024. Per diventare insegnante nei prossimi anni bisognerà abilitarsi, ovvero acquisire 60 crediti universitari nel settore pedagogico. Di questi 60, però, 24 dovranno essere ottenuti tramite tirocinio, per un primo percorso pratico di avviamento alla professione.

Fonte: Orizzontescuola.it

Ciò significa che chi frequenta l’Università ha l’obbligo di acquisire questi crediti, e solo in seguito potrà accedere a un concorso semplificato. Questo concorso dovrebbe essere strutturato con una sola prova scritta a risposte chiuse, e chi supera il concorso potrà passare all’anno di formazione e prova che prevede una valutazione finale. Se la valutazione risulterà positiva sarà confermato come docente di ruolo.

Cosa aspettarsi dalla riforma

Si sta ancora discutendo sulla riforma. Dovrebbe diventare effettiva nei primi mesi del 2022, come confermato da Luigi Fiorentino, capo di Gabinetto del Ministero dell’Istruzione. La riforma vuole rimettere al centro del sistema di insegnamento i docenti. Grazie ad essa si avrebbero criteri ben definiti per quanto riguarda la formazione universitaria, presupposto per poter partecipare poi al concorso e ottenere l’abilitazione.

Per questo motivo la riforma mira a valorizzare la formazione universitaria soffermandosi sull’obbligo dei 60 cfu. Mentre per i 24 cfu attuali, che i docenti si sono impegnati a guadagnare, non si sa ancora quale sarà la loro fine. Il sistema universitario deve essere organizzato in modo da fornire le competenze per far sì che coloro che escono dall’Università sappiano insegnare una determinata disciplina.

Ancora dubbi sulla soluzione da attuare per i docenti precari, per i supplenti con anni di servizio alle spalle si parla di uno sconto sui crediti andando a eliminare il tirocinio e mantenendo solo il raggiungimento dei 36 cfu necessari. Nulla però è ancora certo.

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