Ecco i nuovi requisiti per la riforma reclutamento insegnati

Alice De Luca

Lo scorso 30 aprile è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale un nuovo decreto di legge sul reclutamento degli insegnanti. La riforma era già stata annunciata in quanto prevista dal PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza). Nello specifico riguarderà i professori delle scuole medie e superiori. Attualmente per accedere alla professione è necessario aver ottenuto una laurea magistrale e 24 CFU in discipline così dette antropo-psico-pedagogiche e di metodologie e tecnologie didattiche. Il candidato in possesso di questi requisiti deve poi superare un concorso pubblico. Esso si svolge ogni due anni, ma solo nelle regioni che mancano di insegnanti e solo per le classi di concorso con posti vacanti. Il superamento delle prove del così detto “concorso a cattedre” comporta l’abilitazione all’insegnamento. Ad esso segue un anno di tirocinio e il superamento della prova conclusiva, grazie a cui si diventa a tutti gli effetti insegnanti di ruolo.

Riforma: le novità principali

Il cambiamento più significativo introdotto dalla riforma riguarda i crediti formativi necessari per l’insegnamento. Mentre prima bisognava ottenere 24 CFU in discipline psicopedagogiche e didattiche, d’ora in poi i crediti necessari saranno 60, di cui almeno 20 di tirocinio nelle scuole.

L’acquisizione dei 60 crediti rientra in un “percorso universitario abilitante di formazione iniziale”. Esso prevede anche il sostenimento di una prova finale in cui il candidato dovrà simulare lo svolgimento di una lezione. In questo modo l’aspirante professore potrà dimostrare di possedere abilità didattiche oltre che di conoscere i contenuti.

I percorsi di formazione saranno organizzati dalle Università, come delle specie di master che si potranno svolgere sia dopo la laurea, sia durante, in aggiunta ai crediti necessari per ottenere il proprio titolo. L’ottenimento dei 60 CFU, lo svolgimento del tirocinio e il sostenimento della prova finale rendono il candidato abilitato all’insegnamento. Grazie all’abilitazione, l’aspirante professore potrà avere accesso ai concorsi.

Una novità fondamentale, infine, è che l’accesso a questi corsi universitari per ottenere l’abilitazione sarà a numero chiuso, mentre in precedenza l’ottenimento dei 24 CFU era libero. Il numero di candidati accettati dipenderà da quanti docenti sono effettivamente necessari per ogni classe di concorso. In questo modo si vuole diminuire il precariato che caratterizza il settore, allineando maggiormente la domanda e l’offerta di docenti.

I concorsi

I concorsi per diventare professori di ruolo si terranno ogni anno a copertura delle cattedre vacanti. Una volta diventato di ruolo, l’insegnante sarà assunto in prova per un anno, alla fine del quale sarà effettuato un test e saranno valutate dal dirigente scolastico le sue competenze didattiche. Se il giudizio ha esito positivo, il candidato diventerà professore di ruolo.

Una novità riguardo ai concorsi è anche la forma, che non sarà più solo a crocette ma prevedrà anche domande a risposta aperta.

Fase transitoria

La riforma, infine, prevede anche una fase transitoria destinata a durare fino al 2024. Fino a questa scadenza per accedere ai concorsi basterà ottenere solo 30 dei 60 crediti formativi necessari, compresi quelli previsti per il periodo di tirocinio. I vincitori dei concorsi dovranno poi acquisire i 30 CFU restanti, superare la prova finale del percorso di formazione abilitante e svolgere l’anno di prova con il relativo test e la valutazione. Inoltre fino al 31 ottobre 2022 può partecipare ai concorsi anche chi, entro tale data, ha ottenuto i 24 crediti in coerenza con la precedente normativa.

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