Il CdLM in Computer Engineering dell’Università del Salento torna in lingua italiana dopo 10 anni

Elena Rosa

Calo di iscrizioni e scarsa quantità di studenti stranieri. Queste le cause che hanno condotto l’Università del Salento a dover riportare il corso di laurea magistrale in Computer Engineering all’erogazione in italiano, rinunciando alla lingua inglese. Un passo che ha scatenato da subito svariate polemiche.

Le parole del rettore sul ritorno alla lingua italiana

Fabio Pollice, rettore dell’Università del Salento ha subito comunicato alla comunità le sue scuse.

Una decisione che mi preoccupa, di cui comprendo però le motivazioni: stiamo lavorando per trasformare Lecce in una città universitaria internazionale, ma il Covid blocca l’arrivo di studenti stranieri. E gli studenti salentini conoscono poco l’inglese”.

Le giustificazioni riportate dal rettore corrispondono in parte alla situazione sociale attuale, ma i confini e le cause della diatriba si instaurano molto più in profondità. Motivo per il quale, le parti schieratasi nel dibattito sono, da un lato l’ente Universitario e i suoi dipendenti, dall’altro l’Unione degli Universitari di Lecce (UDU).

La presa di posizione dell’UDU

Sin dalla prima proposta di conversione del corso nella sua lingua madre, avvenuta nel 2019, l’Unione ha posto una forte opposizione. Nella speranza di salvare l’integrità del CdLM in Computer Engineering.  

Ad oggi la posizione assunta dai rappresentati ha dimostrato forte integrità e realismo nei confronti della società che i giovani si troveranno ad affrontare. Queste le parole dei rappresentanti dell’Unione.

Riteniamo che il corso presenti sì delle criticità, ma che queste non siano imputabili alla lingua con cui si tengono i corsi. In più riteniamo inammissibile scaricare la responsabilità del mediocre funzionamento del corso sull’impreparazione degli studenti. Lo stesso comitato di indirizzo di area ribadiva l’importanza della conoscenza della lingua inglese. Con riferimento al fatto che tale lingua non potesse rappresentare un ostacolo nella scelta della specialistica. Anche questa mattina, sono intervenuti i nostri rappresentanti, esprimendo il nostro disappunto riguardo a questo cambio di rotta. Portando a riprova della nostra posizione, il risultato di un sondaggio (richiesto dal Consiglio Didattico) sottoposto ai laureandi.

L’organo non ha dato credito agli esiti, in quanto discordanti dall’indirizzo politico e descrivendo lo stesso come fallace nel metodo e nelle intenzioni. Al termine della discussione, durante la quale solo alcuni docenti si sono schierati a favore delle nostre tesi, la quasi integrità dei membri del Consiglio ha approvato la proposta.

Riteniamo inammissibile questo risultato, poiché denota un atteggiamento di arretratezza da parte del dipartimento e più in generale dell’intero Ateneo”. Concludendo con:L’Università riveste un ruolo sociale non solo in un contesto territoriale, ma anche internazionale e come tale, dovrebbe fornire a tutti gli studenti, a prescindere dalla propria provenienza geografica, gli strumenti necessari all’integrazione e alla propria crescita personale”.

L’altro volto della lingua

Se da un lato la richiesta dei rappresentanti degli studenti rappresenti un richiamo alle responsabilità dei vertici dell’ente Universitario. Dall’altra dimostra come l’immaginario collettivo sia cambiato nel tempo e si sia perso di vista il ruolo effettivo dell’Università pubblica.

Tale ruolo sta nel diffondere la conoscenza e le competenze tra la popolazione del proprio territorio. Non nel tentativo di attrarre giovani di talento provenienti da altre parti del mondo, nell’ingenua speranza che questi permangano sul territorio e arricchiscano il bel paese.

Gli studenti dell’UDU hanno dichiarato in diretta come l’italiano escluda, specialmente studenti stranieri che vorrebbero approcciarsi al nostro paese. Innegabile verità.

Ma è necessario approfondire anche come l’inglese possa escludere studenti italiani che desiderano frequentare un corso di laurea nel loro paese. E per motivazioni personali possano non padroneggiare la lingua inglese necessaria ad un corso Universitario in lingua anglosassone.

Se davvero si vogliono incentivare materie STEM, è essenziale eliminare gli ostacoli e non aggiungerne di nuovi. Specialmente in contesti sociali in cui è evidente la mancanza di un’adeguata preparazione linguistica pregressa.

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