Il valore di una laurea nel mercato del lavoro

Federico Villa

“Se vuoi un buono stipendio, studia”, il mantra che tutti hanno sentito da genitori, parenti, professori. Una frase così ripetuta, ancora di più in questi anni di crisi, che ormai la sentiamo come banale, priva di valore. Eppure non è così, un fondamento ce l’ha. Per capire quanto davvero influisca sulla carriera lavorativa possiamo sfruttare i dati dell’ultimo University Report dell’Osservatorio JobPricing.

Istruzione e occupazione

Lo studio evidenza prima di tutto come la percentuale di laureati in Italia sia estremamente bassa rispetto alla condizione degli altri paesi dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Solo il 27,7% degli italiani di età tra i 25 e i 34 anni è laureato, contro una media del 44,5%. Posta questa premessa, si passa a come i livelli di titoli di studio influiscano sulla possibilità di trovare un’occupazione.

Tasso di occupazione e tasso di disoccupazione giovanile

Basta un rapido sguardo per notare come al progredire dell’istruzione corrisponda un’importante crescita del tasso di occupazione e conseguente calo della disoccupazione. In un Paese in cui il numero di laureati è così basso, l’accesso al mondo del lavoro è facilitato (seppur mai scontato) da un’istruzione più elevata. Si deve comunque sempre tener conto che in Italia la disoccupazione giovanile è tra le più alte dei paesi OCSE, oltre alle differenze dovute alla maggior richiesta di laureati in determinate facoltà.

Retribuzioni e carriera

Arriviamo al punto cruciale: una laurea dà uno stipendio migliore? Considerando solo la retribuzione fissa (lorda), un laureato in media guadagna circa 39.800 euro, contro i 27.660 di un non laureato. Considerando anche eventuali premi, il divario aumenta di circa 700 euro. La differenza tra una laurea magistrale e una triennale arriva a superare il 40%, mentre eventuali master portano ulteriori vantaggi economici.

Queste differenze di retribuzione cominciano a farsi notare già a cinque anni dal conseguimento del titolo, ma il vero salto avviene intorno ai 35 anni, periodo in cui la differenza tra laureati e non arriva al 45%. Ovviamente queste differenze sono dovute alle possibilità di carriera, spesso limitate a coloro che possiedono un titolo di studio più elevato.

A parità di ruolo, infatti, la differenza retributiva tra laureati e non è limitata, non superando il 5%. Il possesso di un titolo di studio elevato si dimostra però un acceleratore di carriera, consentendo di raggiungere stipendi migliori col passare degli anni, accedendo a posizioni più elevate. Basti pensare che i laureati compongono il 58% dei dirigenti e il 56% dei quadri, il 25% degli impiegati e solamente il 3% degli operai.

Lo studio ordina infine gli atenei e le facoltà in base alla retribuzione media dei laureati, fornendo utili informazioni per una scelta più consapevole.

“Se vuoi un buono stipendio, studia”: non un semplice modo di dire.

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