Sei stata vittima di violenze?

Giacomo Marini

Questo articolo è in collaborazione con Giorgia Fossati

Una donna su tre è vittima di violenza. Hai esperienze? Raccontale.” Questo il sondaggio postato il 25 novembre dalla pagina Instagram @spotted_polimi, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne. L’iniziativa, subito rilanciata anche dalle pagine @spotted_polito e @unito_spotted, è diventata in poche ore virale e le risposte sono arrivate a centinaia. L’elevato numero di storie che sono state raccontate è un’ulteriore conferma del fatto che la violenza maschile nei confronti delle donne sia più diffusa di quanto crediamo.

L’idea

L’iniziativa nasce per puro caso – confessa il gestore di una delle pagine – non mi aspettavo più di una o due risposte“. In brevissimo tempo però le storie hanno ricevuto migliaia di ricondivisioni, arrivando a raggiungere e superare le 12 milioni di impressions (il numero di volte che un post viene visualizzato).

Volevamo capire quanto il problema fosse diffuso, ci siamo stupiti noi in primis della portata della cosa. Ci hanno risposto tantissime ragazze con testimonianze molto toste ed è stato difficile. Tante hanno confessato di non aver mai raccontato a nessun altro le proprie esperienze – ci ha rivelato uno degli amministratori – è stato un domino. Più risposte postavamo e più continuavamo a riceverne“.

Le denunce

I racconti delle ragazze sono in evidenza sulle pagine. Sono storie crude e toccanti. Dalle molestie verbali alle violenze fisiche, dagli ambienti universitari ai mezzi pubblici. Le situazioni denunciate sono le più disparate.

Sono stata violentata da un collega di ingegneria dopo una cena di corso. Mi ha bloccato mani e piedi… pensavo mi avrebbe uccisa.

A volte sono quelli più vicini a te. Il mio ex (avevo 15 anni) non ha voluto ascoltare il mio ‘no’.

Ero in stazione, pieno giorno e un ragazzo ha iniziato a toccarsi fissandomi.

Queste sono alcune delle tantissime risposte ricevute. Sono innumerevoli poi i racconti di ragazze che subiscono catcalling, un tipo di molestia verbale che consiste in commenti e ‘apprezzamenti’ non desiderati fatti da sconosciuti per strada. Molti anche i messaggi di solidarietà e gli inviti a denunciare alle autorità quando ci si trova in queste situazioni. Tante delle storie raccontano di violenza fisica, altre di violenza verbale e psicologica. Tutte quante sono scritte in anonimo, la paura di esporsi è troppa, soprattutto in una società nella quale spesso la vittima viene trasformata in colpevole.

Le reazioni

Attorno all’iniziativa in poco tempo è nata una polemica. “Io tutti quelli che ‘non avevano idea’ mi chiedo dove abbiano vissuto fino ad oggi. Troppo comodo” commenta una ragazza, indignandosi per il fatto che tanti avessero scritto di non essere al corrente della situazione.

Non è mancata la reazione delle Università coinvolte. “Ragazze e ragazzi, noi ci siamo. – afferma Claudia De Giorgi, Vicedirettrice per le pari opportunità al Politecnico di Torino Siamo molto colpiti dalle storie e dall’alto livello di dolore che testimoniano”. Anche i rappresentanti degli studenti del Politecnico di Milano sono intervenuti: Se trovate la forza di scriverci e segnalarci casi accaduti di cui siete stati vittime, troverete da parte mia e dei miei colleghi ascolto, comprensione e anonimato. – si legge in una mail diffusa all’interno dell’Ateneo – Non possiamo permetterci in alcun modo di abbassare la guardia“.

Negli ultimi anni diversi Atenei italiani hanno stilato codici anti molestie per indicare agli studenti le misure da mettere in atto in caso di violenze. Alcune Università (come il Politecnico di Torino) hanno una figura professionale dedicata ad assistere chi denuncia episodi di molestie o uno sportello antiviolenza.

Cosa fare se subisci molestie

La molestia è un reato perseguibile d’ufficio. Significa che lo Stato può processare il responsabile anche in caso non fosse la vittima a sporgere denuncia o la ritirasse. La pena consiste in un’ammenda fino a 516 euro o l’arresto fino a 6 mesi. Per denunciare una molestia è necessario recarsi presso un qualsiasi ufficio delle Forze dell’ordine. Gli anziani e i portatori di handicap possono direttamente chiamare il 112. Non vi sono termini di decadenza (ovvero limiti di tempo dall’accaduto a quando è possibile denunciare) e chiunque sia a conoscenza del reato può sporgere denuncia. Nel caso in cui si subisca violenza invece, è possibile contattare immediatamente il 112 che interverrà direttamente sul posto.

Perché le donne non denunciano

Tuttavia, secondo l’indagine europea della FRA (European Union Agency for Fundamental Rights) gli Abusi su vasta scala affliggono la vita di molte donne, ma raramente vengono riportati alle autorità”.

I motivi sono diversi. I dati Istat mostrano che in alcuni casi le donne non denunciano perché:

  • Hanno imparato a gestire la situazione da sole (39,6% per le violenze da partner e 39,5% da non partner);
  • Non ritengono il fatto grave (rispettivamente 31,6% e 42,4%);
  • Hanno paura (10,1% e 5,0%);
  • Per il timore di non essere credute, la vergogna e l’imbarazzo (7,1% e 7,0%);
  • Per sfiducia nelle forze dell’ordine (5,9 e 8,0%);
  • Non vogliono che il partner venga arrestato (13,8%).

Inoltre, secondo lo studio effettuato dall’Istat un’indagine per molestia o violenza dura circa 6 mesi o più. In questo lasso di tempo, infatti, per la maggior parte dei casi la vittima non viene particolarmente tutelata.

L’importanza della prevenzione

Una molestia è un episodio che incide profondamente nella vita di chi la subisce. Influenza il modo di vivere il rapporto con gli altri e l’immagine di sé. Alimenta un senso di vergogna e disagio, nonché di paura e impotenza. Denunciare una molestia è difficile. Per questo è necessario che la vittima si senta accolta e sostenuta nel momento in cui trova il coraggio di parlare. Inoltre, è ancor prima essenziale comprendere che ciò che è successo a Torino e Milano non rappresenta casi isolati e agire per prevenire il problema.

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