Sesso in cambio di esami all’Università di Napoli

Marta Buiatti

Quali sono i limiti in una relazione docente-studente? Fino a che punto è consentito spingersi, e quando si parla di reato? Solo una sentenza ufficiale potrà stabilire la colpevolezza o meno di Angelo Scala, ex docente della facoltà di Giurisprudenza all’Università Federico II di Napoli. È certo che, in questo caso, si tratti di un vero e proprio scandalo a luci rosse in cui, il sesso in cambio di un bel voto all’esame, ne è il protagonista.

Il docente, che insegna anche all’Università telematica Giustino Fortunato di Benevento di cui è stato rettore, è stato sospeso per 9 mesi dall’esercizio della sua professione. L’accusa è di falso e di induzione indebita, avrebbe infatti chiesto prestazioni sessuali alle sue allieve in cambio della promozione al suo esame.

Sesso per un 30

Sesso in cambio di un 30 all’esame, un patto di obbedienza, riservatezza e soddisfazione reciproca. Questo è ciò che Angelo Scala avrebbe promesso alle sue allieve. Un corpo studentesco, per lo più ragazze, che dopo due anni di silenzio ha deciso di venire allo scoperto e collaborare con le indagini. Studentesse che hanno sofferto le provocazioni del docente, conservando tutte le prove, senza mai smettere di pensare a una punizione per le sue azioni. Molte lo hanno assecondato, tante altre invece si sono rifiutate pagando con la bocciatura il loro coraggio. Oggi però sono tutte pronte a collaborare con la Guardia di Finanza che conduce le indagini, guidata dal comandante di polizia Domenico Napolitano.

Angelo Scala, titolare della cattedra di Diritto processuale, dopo una prima perquisizione si è dimesso dall’Ateneo e ha chiesto di essere interrogato. L’inchiesta a riguardo è condotta dai pm Henry John Woodcock e Francesco Raffaele, le indagini sono però partite da un’altra inchiesta dalla quale sono emersi elementi che hanno portato all’apertura di un fascicolo sul professore. Erano coinvolti anche degli studenti, soggetti a perquisizione da parte della Guardia di Finanza. È emerso come prima degli esami si svolgessero incontri tra Angelo Scala e gli studenti, anche al di fuori dell’Università.

Nella maggior parte dei casi gli esami, per quanto risultassero svolti formalmente nella sede, non erano mai stati sostenuti. Gli studenti avrebbero aderito all’accordo proposto dal professore che si poneva come intermediario anche per poter superare esami legati ad altre materie. I rapporti sessuali erano dunque consenzienti e non pare figurare violenza tra i reati contestati. I fatti, svolti tra la primavera del 2019 e le prime settimane del 2020, sono ancora sotto indagine.

Conseguenze legali

I pm avevano chiesto, per Angelo Scala, gli arresti domiciliari vista la situazione di emergenza sanitaria. Il Giudice per le indagini preliminari ha optato infine per l’interdizione dalla professione. Scala, che è anche un apprezzato avvocato, in presenza del suo difensore Claudio Botti ha respinto le accuse più gravi, quelle che lo colpiscono sul piano umano, oltre che professionale e accademico. Il docente però è ora in attesa dell’esame più difficile, quello al cospetto del giudice per l’interrogatorio di garanzia, il quale stabilirà o meno la sua effettiva condanna.

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