Addio alla DaD, ma le Università sono preparate?

Giorgia Fontana

La didattica a distanza non è più un obbligo all’Università. Così gran parte degli atenei ha deciso di rimuoverla, alcuni parzialmente, altri in modo definitivo. Quest’anno il ritorno in presenza è stato quindi inevitabile per gli studenti: non tutte le Università, però, sono pronte ad accoglierli.

Cosa ci dice il Governo sulla Didattica a distanza?

Dopo la campagna vaccinale per il SarsCoV-19, il Ministero ha decretato che la DaD, con il nuovo anno accademico, non sarebbe più stata obbligatoria per le Università italiane.

L’obiettivo che la Ministra Messa spera di raggiungere è un progressivo abbandono delle lezioni a distanza, favorendo il normale ritorno nelle aule, come lei stessa ha affermato.

“Bisogna fare di tutto per tornare in presenza, questo è il mio pensiero. Se la pandemia dovesse tornare in modo forte, dovremmo reintrodurre le regole che abbiamo già sperimentato. Il mio consiglio è andare in presenza, frequentare, parlare con i professori, questa è la vera esperienza di vita“.

Maria Cristina Messa, Ministra per l’Università e per la Ricerca

Scegliere se mantenere la DaD o meno è spettato ai singoli atenei. Di conseguenza, la facoltà di seguire le lezioni da remoto varia da un ateneo all’altro: a volte è possibile, altre no; in alcuni la scelta è concessa ai professori, in altri è il rettore stesso ad imporre come agire.

La situazione al ritorno in aula: sovraffollamento e disorganizzazione

Le lezioni sono riprese da poco e l’invito della Ministra Messa è stato preso alla lettera dalla maggior parte degli studenti. Le aule universitarie sono tornate a riempirsi con un tasso di presenza cresciuto esponenzialmente rispetto agli anni di pandemia trascorsi.

Il ritorno alla normalità voluto dal Ministero e dai professori sta finalmente avendo luogo, ma qualcosa non è pronto. Gli atenei non hanno fatto i conti con gli spazi a loro disposizione. Si torna in presenza e riemergono i vecchi problemi: sovraffollamento delle aule, cortili impraticabili e corridoi stracolmi.

I grandi numeri in aula colgono impreparati tutti gli atenei

All’Alma Mater di Bologna gli studenti di Lettere hanno protestato: le aule in via Zamboni non dispongono di posti per tutti. Lo stesso per chi frequenta il corso di Teorie e Sistemi dell’Intelligenza Artificiale: a causa del sovraffollamento alcuni sono stati costretti a sedersi per terra, altri hanno rinunciato ad intere lezioni.

Si tratta dello stesso problema lamentato dagli studenti del Politecnico di Milano.

La rimozione della didattica a distanza ha inevitabilmente portato tutti gli studenti a seguire le lezioni in presenza, colmando le aule e lasciando alcuni senza posto a sedere. Nel mio caso, alla lezione di fisica tecnica c’era chi seguiva in piedi. Non tutti sono riusciti ad entrare in aula, perciò il professore è stato costretto ad arrangiare una lezione ibrida: in questo modo chi fosse rimasto fuori, avrebbe potuto connettersi e seguire online.

Federico, studente di Ingegneria Aerospaziale al Politecnico di Milano

Il sovraffollamento non si limita alle aule: mancano gli alloggi per i fuori sede

Da sempre una vera sfida, con il boom dei frequentanti trovare appartamento sembra una missione impossibile. In primis a Milano, dove quest’anno non c’è molto posto per gli studenti, costretti a pagare un affitto più alto rispetto agli anni precedenti.

La problematica non si limita però al capoluogo lombardo, rinomato per la bolla speculativa che da tempo pesa sul mercato degli immobili. Anche altre città universitarie sono state prese d’assalto dagli studenti, e il problema è lo stesso: non ci sono abbastanza appartamenti e i loro costi sono lievitati.

Ad oggi, io e molti studenti non abbiamo ancora trovato un alloggio, e restiamo impossibilitati a seguire le lezioni iniziate ormai da una settimana. L’Università non ha preso nessun provvedimento per aiutarci, malgrado le sollecitazioni da parte del corpo studentesco per il mantenimento della didattica a distanza. Come se non bastasse, molti professori hanno imposto l’obbligo di frequenza, rendendo la situazione ancor più complicata. I costi degli appartamenti poi sono aumentati notevolmente quest’anno, non penso che tutti potranno permetterseli.

Gaia, studentessa di Lingue e Culture per il Turismo e il Commercio Internazionale all’Università di Verona

Nei diversi atenei ci si pone quindi la stessa domanda: perché rimuovere la DaD, uno strumento tanto utile quanto prezioso, senza considerarne le conseguenze?

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