Studenti-volontari: i giovani si attivano per gli anziani

Fiorella Verde

In questo periodo di quarantena, in cui tutti ci troviamo isolati nelle nostre case, l’Italia sta riscoprendo la solidarietà. Dai flash mob organizzati dai balconi, con i cittadini che cantano l’Inno di Mameli e Volare, fino agli studenti-volontari, che da Nord a Sud si attivano per gli anziani.

I più giovani infatti, in virtù del loro fisico meno esposto (statisticamente parlando) a contrarre le forme gravi di Coronavirus, si sono messi a disposizione delle fasce più deboli. Anziani e immunodepressi, per i quali uscire di casa anche solo per fare la spesa rappresenta un grave pericolo.

Da dove tutto è partito: Lombardia

Questa ondata di generosità è partita dalla Lombardia, la Regione con più casi accertati, e sta raggiungendo tutto il Paese.

«Si sta facendo molto più bene di quello che si racconta» ha affermato Stefano Tabò, presidente del Centro Servizi Volontariato, al Corriere della Sera.

I volontari sono ragazzi qualsiasi, come Stefano Pezzini (22 anni), che di giorno segue le lezioni online del Politecnico di Milano e da due anni è volontario presso la Croce Rosa-Celeste della città.

«Davanti alla prima paziente con sintomi da Covid ho avuto un po’ di paura – ha confessato al Corriere – ma siamo formati per l’emergenza e abbiamo presidi di protezione individuali».

Diverse forme di volontariato

Elena Scloza (21 anni) studentessa della Cattolica di Milano. Così come Stefano, ha deciso di mettersi a disposizione degli altri, ma non è una volontaria sulle ambulanze. Lei ha scelto un’altra strada per rendersi utile: donare il sangue.

«Da tempo pensavo di donare ma continuavo a rimandare per vari impegni, con quest’emergenza mi sono decisa. E poi una mia amica donatrice mi ha detto che c’è urgenza». Un piccolo gesto, che potrebbe salvare delle vite. «L’ago sarà un piccolo fastidio – ha detto Elena – ma ne vale assolutamente la pena».

E infine anche Giacomo Pigni (23 anni), laureato in Giurisprudenza, da poco si è votato ad un altro tipo di lotta: quella contro la solitudine delle persone anziane.

«C’è voglia di fare qualcosa e di sentirsi utili – ha detto Giacomo al giornale – Abbiamo cominciato con le chiamate di ascolto per dare compagnia alle persone sole. Noi giovani ci stiamo rendendo conto di quanto bisogno ci sia non soltanto in questo periodo di emergenza, ma sempre».

Tanti sono gli anziani bloccati in casa da soli. E in questi casi la tecnologia sta giocando un ruolo importantissimo. A volte una parola di conforto è il regalo più grande che si possa fare.

Il Veneto

Qui sono state invece la Rete degli Studenti Medi del Veneto e l’Unione degli Universitari di Verona, Padova e Venezia, ad essersi attivati per aiutare chi è in difficoltà.

Questi studenti hanno così dato vita a “Serve una mano?”, una catena di solidarietà verso coloro che non possono uscire di casa per fare la spesa o andare in farmacia.

«Ci sono molte persone che in questo momento non sono nelle condizioni di fare le cose più basilari – ha dichiarato Tommaso Biancuzzi, coordinatore della Rete degli Studenti Medi del Veneto al Sole 24 Orepensionati, ma anche persone immunodepresse ed altre categorie ancora. È giusto che noi giovani, noi studenti facciamo la nostra parte per tenere insieme i pezzi in un momento di emergenza nazionale. Si va avanti solo insieme».

Da Nord a Sud: la Sicilia

La medesima iniziativa del Veneto è stata replicata anche in Sicilia, in particolare nella zona di Castello Ursino, in provincia di Catania. Qui sono i giovani e gli studenti membri dell’Associazione Gammazita di Catania che si sono adoperati per creare una rete in grado di dare supporto a chi, in questi momenti delicati, è rimasto solo.

«Per noi è un modo per contagiare il resto della città – hanno spiegato i volontari dell’associazione a LiveUniCTpiuttosto che aver paura e chiuderci in casa. Noi che siamo giovani possiamo dare una mano a chi in questo momento deve maggiormente tutelarsi. Non solo stando attenti a non portargli il virus, ma soprattutto aiutandoli».

Un’ondata di generosità che ha contagiato l’Italia da Nord a Sud, e che sta spingendo i giovani ad attivarsi per coloro che sono in difficoltà, consapevoli di poter fare la differenza.

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