Studiare il gender in Medio Oriente

Martina Pastori

Studiare il gender in Medio Oriente non è mai stato semplice come adesso, ma i passi da fare sono ancora molti.

Università e programmi di studio

Negli ultimi anni, complice l’onda lunga del femminismo, le conquiste delle Università del Medio Oriente, in campo di gender, sono state numerose quanto significative. Se, infatti, in passato la mentalità accademica non riusciva a svincolarsi da rigide ideologie religiose, e dal patriarcato dominante, oggi le cose vanno tendenzialmente – ma non ovunque – meglio.
Atenei come l’Università americana di Beirut e l’Università di Tunisi, per esempio, hanno varato programmi di studio finalizzati a legittimare l’importanza delle donne in ambito pubblico. Le facoltà di Economia e di Scienze politiche dell’Università del Cairo approfondiscono il ruolo delle donne nelle relazioni internazionali e nei trattati di pace. Ancora, l’Università di Dubai si sofferma, in uno dei suoi corsi, sui movimenti femministi e sulle loro più eclatanti conquiste. Purtroppo, però, studiare il gender non è ovunque, non ancora, per lo meno, così semplice e alla portata di tutti.

L’altra faccia della medaglia

In alcune Università del Libano, del Bahrein e dell’Algeria, gli studi di gender sono addirittura proibiti. A remare loro contro sono molti fattori. Primi tra tutti il conservatorismo islamico, la violenza di genere, la scarsa considerazione in cui sono tenuti i diritti delle donne. E a definire la situazione come “in miglioramento” se ne fraintenderebbe, purtroppo, il trend. In Palestina, le organizzazioni e le attiviste femministe, oppresse dall’estremismo, perdono il loro potere giorno dopo giorno. Se, quindi, da un lato gli studi di gender acquisiscono, in certi luoghi, un prestigio inedito e crescente, d’altro canto la loro importanza accademica è ancora lontana dall’essere riconosciuta dal grande pubblico.


Quello in cui la cultura della diversità – biologica, culturale, di ideologie e credenze; insomma, ogni tipo di diversità – avrà un suo valore, universalmente condiviso e apprezzato, sarà un mondo migliore. Ma quel mondo, a oggi, è ancora un miraggio lontano. Per concludere con una citazione di Dalal Alfares, professoressa di Lingua e letteratura inglese all’Università del Kuwait:

Gli studi di gender sono come una medicina: nessuno vuole prenderla, ma tutti ne trarrebbero beneficio – in Medio Oriente e non solo.

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