Test di Medicina: quali saranno i successivi sviluppi?

Maria Laura Campolo

Il test di Medicina torna ogni anno come un ospite indesiderato. Quest’anno infatti ha creato ancor più problemi e polemiche. Il test svoltosi il 3 settembre presentava domande formulate in maniera ambigua e di conseguenza risposte non chiare. Questi quesiti sono stati oggetto di centinaia e centinaia di segnalazioni e proteste da parte delle 63mila aspiranti matricole di Medicina e Chirurgia (ndr). In soccorso agli studenti, vittime di un sistema zoppicante, è intervenuto l’On. Manuel Tuzi che ha depositato un’interrogazione rivolta alla Ministra dell’Università e della ricerca Maria Cristina Messa per mettere sotto la lente d’ingrandimento le domande ritenute errate.

Test di medicina: una riforma in arrivo

L’On. Manuel tuzi, laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Medicina dello sport, ha infatti compreso la gravità della situazione. La sua azione è stata fondamentale per avere una risposta immediata da parte della Ministra Cristina Messa che ha preso i provvedimenti necessari per risolvere la situazione. Bisogna ricordare, come aveva già sottolineato l’On. Tuzi che “la presenza di domande errate influisce soprattutto sulla graduatoria finale e sulla possibilità, o meno, di accedere al corso di laurea”. Infatti, la Ministra ha affermato che alla domanda numero 56 (considerata errata) verrà attribuito il massimo del punteggio indipendentemente dal fatto che sia stata svolta o lasciata in bianco.

In attesa di eventuali sviluppi e nuove dichiarazioni, nonché dell’esito delle prove, abbiamo intervistato l’On. Manuel Tuzi, relatore della riforma sul sistema universitario, per capire cosa succederà dopo questo grave episodio ed eventualmente capire se vi saranno novità in ambito universitario.

On. Manuel Tuzi , quali sono le motivazioni alla base della riforma sull’accesso universitario programmato nell’area medico-sanitaria?

Gli obiettivi sono due: garantire a tutti parità di accesso e soprattutto la possibilità di orientarsi effettivamente. Così si verrebbe a conoscenza di quanti vogliono fare effettivamente medicina e quanti tentano giusto per tentare. Ci ha ispirato il modello di preparazione americano che prevede un percorso premed di 4 anni e uno effettivo di medicina di altri 4. Ovviamente questo modello dovrà adattarsi al sistema italiano e per questo motivo avevamo pensato ad una rivisitazione degli ultimi tre anni del percorso scolastico. Inoltre, avevamo immaginato un sistema di orientamento garantito attraverso una piattaforma telematica in modo tale che ogni studente/ssa possa avere la possibilità di accedervi. Ovviamente un percorso più strutturato e orientato vedrebbe ridotto il numero di coloro che tentano di entrare a Medicina.

In questo modo verrebbe garantito il primo anno di accesso a tutti con esami base riconosciuti dalle facoltà scientifiche. Per l’accesso al secondo anno è previsto un test, a cui si può accedere solo a seguito del conseguimento di un numero minimo di crediti, quindi non sulla base della valutazione. Il test sarà diverso da quello attuale perché si baserà sulle conoscenze acquisite il primo anno di università, sarà quindi una verifica delle conoscenze sul percorso universitario.

In Parlamento a che punto è l’iter della proposta di legge in questione?

La proposta era stata calendarizzata già nel Conte I ed è stata portata avanti nel Conte II, ma non ha trovato l’accordo per poter andare avanti. Dopo quello che è successo al test di medicina è stata richiesta un’ulteriore calendarizzazione. L’iter dovrebbe riprendere a breve, ma siamo in attesa di conferme ufficiali. Un accordo tra le forze in campo è essenziale per portare avanti il progetto.

Medicina e non solo, tenendo conto della DAD, come si immagina l’università del futuro?

“Bisogna capire cosa intendiamo per DAD. Si fa una grossa confusione tra quello che è il tentativo di tamponare un’emergenza e quella che è la didattica che si fa nei corsi telematici. Sono due livelli diversi di preparazione e formazione. Considerando che i fondi del PNRR verranno impiegati per aumentare le risorse universitarie, la proposta di unire le due modalità di insegnamento potrebbe divenire operativa.”

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