Tirocini e pandemia: cosa è cambiato

Giorgia Fossati

Questo articolo è in collaborazione con Davide Maggioni

La pandemia in corso ha stravolto il modo di vivere l’Università.
Lezioni online e giornate passate sulla scrivania sono ormai la normalità per noi studenti. A cambiare non sono state però solo le lezioni, ma anche tirocini e laboratori.
La situazione ha coinvolto tutte la facoltà, in particolare gli studenti di medicina.
Proprio a questi abbiamo posto delle domande focalizzate a comprendere meglio la situazione.

Le domande

Agli studenti di medicina è stato chiesto di indicare l’ateneo di provenienza e un parere riguardo:

  • la gestione dei tirocini durante la pandemia
  • la differenza degli stage con gli anni passati
  • l’incidenza nella motivazione allo studio
  • le dissomiglianze tra i vari atenei

Tra gli intervistati Chiara Morelli, neo laureata presso l’Università degli Studi di Pavia.

La gestione dei tirocini

La pandemia ci ha sicuramente colti di sorpresa. “Durante la prima ondata, complice la situazione di emergenza inaspettata, i tirocini online sono stati avviati tardi“, afferma Chiara, “questo ha messo in difficoltà alcuni studenti dell’ultimo anno in procinto di laurearsi. Ma poi, grazie anche al lavoro dei rappresentanti degli studenti, ci sono venuti incontro“.
Il decreto Fedeli del 2018 stabiliva la necessità di un tirocinio pre abilitante (ora abilitante grazie a il decreto Cura Italia).
A marzo i tirocini sono continuati regolarmente per poche settimane, per poi interrompersi delegando la gestione agli atenei. A questo punto le singole Università hanno deciso se continuare online o meno.
Il 4 maggio il Governo ha poi deciso di attivare i tirocini anche non in presenza.

Una passione che non viene meno

La domanda che gli studenti si pongono è se la loro presenza in reparto non avesse potuto aiutare in modo tale da sgravare il lavoro dei colleghi più esperti durante il periodo della prima ondata.
Buona parte degli intervistati si dichiara delusa dalla sospensione dell’attività pratica.
Gli studenti credono nell’importanza dei tirocini.
In particolare negli ultimi anni di carriera universitaria, per una formazione che sia più completa e adeguata possibile. “La medicina è ormai personalizzata sul singolo paziente. Lo studio solo teorico è formazione solo a metà“, afferma Chiara.
Nonostante questo, molti studenti affermano con sicurezza di non avere dubbi riguardo il proprio percorso universitario. Sembra invece che la pandemia li abbia convinti ancora di più.

DPCM del 3 novembre

Con il decreto del 3 novembre la situazione è cambiata ulteriormente.
Il territorio nazionale è stato diviso in tre aree (rossa, arancione, gialla) con diverse indicazioni. Nelle zone rosse, le lezioni universitarie in presenza sono sospese, così come i tirocini. In caso ve ne sia la possibilità, ogni ateneo può però organizzarsi in modo da svolgere determinate attività in presenza. Tra queste vi sono quelle relative ai corsi per i medici in specializzazione e ai tirocinanti delle professioni sanitarie. Invece, nelle aree arancioni e gialle i laboratori e i tirocini possono essere svolti in presenza, a differenza delle lezioni (tranne nel primo anno di corso). La scelta e l’organizzazione dipendono comunque dai vari atenei.

I tirocini rappresentano un aspetto fondamentale per la costruzione dei futuri medici. Gli studenti li reputano utili non solo come esperienza pratica, ma anche per la scelta della specialistica. In particolare i laureandi sentono l’esigenza di provare sul campo quello che hanno studiato per anni.
Da non sottovalutare infine come il tirocinio, eseguito in presenza, permetta ai futuri medici di affacciarsi a una serie di emozioni che incontreranno durante la loro carriera.