Un domani a distanza di sicurezza

Andrea Romano

Non immaginavamo di certo cosi i nostri vent’anni. Ad un metro di distanza dagli amici, con il volto coperto da una mascherina e il futuro occultato da un velo di incertezze. Siamo stati sempre considerati una generazione capricciosa, nata nell’era delle comodità e della tecnologia e per questo abituata ai vizi del superfluo.
Paragonare le generazioni passate con quella attuale, evidenziando la differenza di valori etici e morali, è stato per anni il “passatempo preferito” da quei soggetti insoddisfatti dei propri risultati ottenuti nell’arco della vita.

Generazioni a confronto

Alla ‘’Generazione Erasmus’’ è stata per anni contrapposta la più pura e limpida ‘’Generazione del servizio di leva’’. In effetti, a che serve poter studiare una lingua straniera in un contesto culturalmente diverso ed eterogeneo, arricchendoti di esperienze personali uniche ed irripetibili quando puoi benissimo passare forzatamente più di un anno della tua giovinezza in una camerata con centinaia di persone e ‘’farti le ossa’’ con le frequentissime esperienze educative di nonnismo?
Non abbiamo mai chiesto di poter comprare a buon mercato delle parole di speranza. Abbiamo sempre chinato la testa e abbiamo ascoltato i vostri consigli anche quando lasciavano presagire un futuro tutt’altro che benevolo, rimboccandoci le maniche ed essendo pronti al peggio. Adesso purtroppo sembra essere arrivato e, nonostante tutti gli avvertimenti, si è palesato in maniera davvero inaspettata e meschina.

Tempi di doveri

In questi mesi abbiamo accettato passivamente di mettere in cantina i nostri sogni e i nostri sentimenti. Abbiamo agito per paura, per rispetto delle regole, ma soprattutto per tutelare chi ci ha permesso di poter costruire quelle poche certezze su cui ci reggiamo: i nostri anziani. Sarebbe stato comodo guardare le statistiche nazionali delle morti per Covid-19, osservando che la percentuale di giovani coinvolti è vicina allo 0% e di conseguenza, rinunciare agli accorgimenti presi. Ma l’amoralità del cinismo non è mai appartenuta alla nostra generazione. Da cittadini consapevoli dell’importanza delle relazioni sociali tra generazioni opposte, la consapevolezza di una guerra civile tra ‘’nonni’’ e “nipoti” si profilerebbe come uno scenario apocalittico. Questo decreterebbe il fallimento della società moderna e con sé la crisi di tutti i valori istituiti.

In cerca di diritti

Le grandi responsabilità e i doveri si acquistano in concomitanza e in virtù di una serie di diritti che non possono oggi essere preclusi.
Quello che chiediamo allo stato e alle istituzioni è di non lasciarci soli, di non dimenticare i nostri sforzi. Le retoriche dell’inasprimento di posizione a seguito di vendite esponenziali di spritz stanno diventando monotone e fastidiose. Le libertà dei giovani non si conquistano nè si perdono al bar, ed oggi le priorità in pericolo sono ben diverse: basti pensare alla probabile perdita di quello che è diventato a tutti gli effetti, un diritto di ‘’quinta generazione’’, l’Erasmus.

L’Università e il suo valore sociale

La vera priorità è essenzialmente quella di tornare in Università. L’Università non è solo un centro di ricerca e innovazione, e quindi necessaria per progetti di ripartenza economica, ma anche un polo di irradiazione culturale e di idee, fondamentale per socializzare. Chi più e chi meno la vive come una seconda casa. Si pensi ai fuori sede che adesso si trovano nella condizione di quasi “apolidi”. Costretti a tornare sotto il loro vecchio tetto, che sembra non appartenergli, oggi hanno il cuore e la mente nella città che li ha accolti e che non sa quando potrà rifarlo.

Il triste Welcome Day matricole 2020

A volte però un cuore spezzato può soffrire in prospettiva di meno, rispetto ad uno che non si è mai innamorato. Sono le matricole quelle che saranno maggiormente colpite dalla mancanza di impatto umano della didattica online. Così come la loro notte prima degli esami, anche il loro primo giorno di Università resterà scolpito soltanto nel più profondo dei loro desideri. Chi aveva pensato di incominciare una nuova vita, e conoscere un mondo completamente diverso da quello liceale, dovrà rinunciare ai suoi sogni di gloria. Chi invece, meno ambizioso e volenteroso, ma a cui avrebbe potuto fare da sprono l’opportunità di partecipare a un’esperienza inedita, vede ancora rimandata la sua prova di maturità. Nella maggior parte dei casi, perdendo le speranze senza nemmeno aver avuto la possibilità di averci provato. Le stime di questi giorni indicano come probabile la potenziale perdita di quasi 40 mila studenti.

La richiesta

In questi anni ci avete insegnato la necessità di saper scendere a dei compromessi, e oggi con la stessa umiltà e abnegazione che ci ha sempre contraddistinto, vi chiediamo di fare lo stesso. L’Università deve incarnare la visione costituzionale di una Repubblica garante dell’uguaglianza delle opportunità, che non può permettersi di conseguenza una perdita così notevole di capitale umano.

La didattica online non può e non deve essere una soluzione definitiva.

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