Una soluzione per il Sud Italia: Piano Sud 2030

Manlio Adone Pistolesi

Il Ministro per il Sud e la Coesione territoriale Giuseppe Provenzano ha presentato il 14 febbraio un progetto per rilanciare il Meridione e, con esso, l’Italia. Accompagnato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dalla Ministra all’Istruzione Lucia Azzolina, il Ministro ha divulgato quali saranno gli interventi dello Stato e i numeri dell’investimento complessivo: 123 miliardi di euro.

Cos’è il Piano?

Le prime righe del documento presentato a Gioia Tauro ne enunciano l’obiettivo

Ridurre i divari tra cittadini e tra territori non è solo la priorità per un’Italia più unita e più giusta, è la vera opportunità per riavviare uno sviluppo forte e durevole.

Infatti investire nel Sud significa anche investire nell’Italia. 

Ogni euro investito in infrastrutture al Sud attiv[a] 0,4 euro di domanda di beni e servizi nel Centro-Nord

La crisi del 2008 ha provocato maggiori ripercussioni proprio nel Sud del Paese. La spesa per la PA (pubblica amministrazione) ha subito un taglio superiore al 50%: da 21 a 10,3 miliardi di euro. Nel Centro-Nord da 40, 7 a 24,2 miliardi di euro. Il tutto rientra in un processo decennale di continuo disimpegno finanziario nel Mezzogiorno. 

Quali sono quindi i piani del Governo?

Il Piano si suddivide in due orizzonti temporali: di breve e lungo termine. Nel breve termine, triennio 2020-2022, si punterà a massimizzare l’impatto delle misure sancite dalla Legge di Bilancio 2020. Innanzitutto recuperando quanto manca al raggiungimento della cosiddetta “clausola del 34%”. Ovvero al Sud spetta il 34% degli investimenti pubblici, ma nel corso del triennio 2016-2018 lo Stato ha garantito alle regioni meno del 20% delle spese previste. Una stima del Governo prevede che nel triennio 2020-2022 si possano recuperare 5,6 miliardi di euro. In aggiunta l’attuale Legge di Bilancio prevede 6,8 miliardi che non hanno una destinazione definitiva. Applicando la clausola del 34% al Mezzogiorno andrebbero oltre 2 miliardi di euro. Attraverso queste manovre il Governa conta di investire 7,6 miliardi di euro.

Un altro mezzo attraverso il quale rilanciare il Sud è il Fondo Sviluppo e Coesione (FSC). Dal 2014 al 2020 i rallentamenti negli investimenti progettati attraverso l’FSC hanno visto l’impiego solo del 3,3% del totale delle risorse stanziate. Il Governo punta ad accelerare il passaggio dalla spesa alla messa in opera. Attraverso questa accelerazione nel triennio preso in esame si otterranno 6,5 miliardi di euro

Ulteriori aiuti a sostegno della manovra sono i Fondi Strutturali e di Investimento europei (SIE), anche essi poco sfruttati dalle legislature precedenti. Conte spera di recuperare 3 miliardi di euro dai fondi SIE del 2014-2020. In particolare per i fondi SIE del 2021-2027 si punta di utilizzare il 7% del totale nel primo biennio. Ciò consentirà di ottenere una spesa aggiuntiva di 3,9 miliardi di euro all’interno del triennio 2020-2022.

Gli investimenti previsti per l’obiettivo di breve termine raggiungeranno così i 21 miliardi di euro: 7 all’anno, cioè l’1,8% del PIL del Sud.

Il Sud del 2030

Il Piano, come detto, possiede anche un orizzonte decennale. L’ammontare complessivo di risorse aggiuntive per il Sud toccherà la cifra di 123 miliardi di euro. 

Innanzitutto Provenzano e Conte progettano di aumentare la percentuale di PIL destinata al Fondo Sviluppo e Coesione dallo 0,5% allo 0,6%. Il Fondo avrà così un capitale complessivo di 73,5 miliardi di euro per l’intero periodo dal 2021 al 2027. Il Sud ne beneficerà per l’80%: 58, 8 miliardi.

Dai fondi SIE del 2021-2027 ci si aspettano 30, 750 miliardi di euro. Altre risorse saranno: 23, 415 miliardi dal cofinanziamento nazionale; 5, 261 miliardi dal cofinanziamento territoriale; 5, 03 miliardi dal FSC 2014-2020 per la Legge di Bilancio 2020. Le stime calcolano quindi una spesa di 123, 256 miliardi di euro. 

Come saranno investiti questi soldi? Il Governo ha individuato cinque grandi missioni:

  • un Sud rivolto ai giovani, investendo sull’istruzione;
  • un Sud connesso e inclusivo, finanziando nuove infrastrutture e migliorando le vecchie;
  • un Sud per la svolta ecologica, per gli impegni del Green Deal;
  • un Sud frontiera dell’innovazione, coadiuvando i collegamenti tra ricerca e impresa;
  • un Sud aperto al mondo nel Mediterraneo, rafforzando la vocazione internazionale dell’economia e società meridionale.

Ogni missione rispetterà i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile sottoscritti nell’Agenda ONU 2030.

Gli investimenti nell’istruzione

La proposta del Governo punta a intervenire nel rapporto tra povertà economica e povertà educativa minorile. Nel Mezzogiorno sono 500.000 coloro in povertà assoluta. Il tasso di abbandono scolastico, o dispersione scolastica esplicita, tocca livelli distanti dal target europeo (10%): 18, 8% al Sud. Aggiungendovi la dispersione scolastica implicita, studenti che terminano gli studi, ma non hanno le competenze adeguate, si raggiunge il 25%. L’Italia inoltre è in netto ritardo rispetto agli altri Paesi dell’Unione sull’istruzione terziaria (percorso universitario). Nel 2018 solo il 27, 7% dei giovani aveva completato gli studi universitari, il 31, 6% al Centro-Nord, il 21, 3% al Sud. La media europea è del 40%.

Inoltre il Sud tra il 2002 e il 2017 ha perso 852.000 abitanti, di cui 612.000 giovani e 240.000 laureati.

Per quanto riguarda le Università il Piano si muoverà in due direzioni. Innanzitutto sarà estesa la No Tax area, senza però penalizzare le Università. Attraverso la rimodulazione dei criteri di accesso alla No Tax area saranno concessi contributi straordinari per allargare lo spazio di esenzione fiscale. Al contempo le Università non subiranno alcuna perdita economica poiché gli introiti mancanti saranno sostituiti da ulteriori contributi garantiti dallo Stato.
L’obiettivo è rafforzare il diritto allo studio.

Ulteriore provvedimento vedrà l’assunzione di nuovi e giovani dottori di ricerca. Il Governo garantirà dei sostegni economici alla contrattualizzazione.
L’intervento migliorerà il capitale umano delle Università.

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