UniBo: lo studio PROTECT contro l’epidemia

Manlio Adone Pistolesi

L’UniBo ha avviato lo studio PROTECT per studiare l’efficacia dell’idrossiclorochina (HCQ). L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e l’Istituto Spallanzani di Roma hanno approvato lo studio coordinato dai professori Pierluigi Viale e Giovanni Martinelli. PROTECT valuterà come l’idrossiclorochina allevi i sintomi da COVID-19 anche se assunta precocemente al contagio. L’HCQ non è nuova agli studiosi, già da inizio aprile domina i notiziari statunitensi che si domandano della sua efficacia e delle possibili controindicazioni.

Idrossiclorochina, tra USA e AIFA

L’idrossiclorochina è un antimalarico che viene impiegato anche in campo reumatologico. Alcuni studi compiuti in vitro o su animali hanno confermato come l’HCQ possieda effetti anti-virali, capaci di intervenire nel meccanismo di fusione virus-cellula. Lo stesso farmaco ha la capacità di interferire sui recettori di SARS-COV-2. L’idrossiclorochina si distribuisce in tutto il corpo e si concentra maggiormente nei polmoni. Inoltre, sempre secondo uno studio recente, l’HCQ può essere preferita alla clorochina (CQ), sua analoga, poiché più efficace in minori concentrazioni. 

All’inizio di aprile Trump si mostrava fiducioso sull’impiego del farmaco antimalarico. Infatti le aziende farmaceutiche – quali Bayer e Novartis – avevano garantito milioni di compresse gratuite, per andare in contro al fabbisogno americano. Subito dopo hanno fatto seguito le preoccupazioni di Anthony Fauci – direttore della task force statunitense – che ha sollevato dubbi sull’idrossiclorochina e ha riportato alcuni effetti collaterali pericolosi. I soggetti più a rischio sono quelli affetti da problemi cardiaci

Un documento dell’AIFA cerca di fare chiarezza. L’AIFA riporta alcuni studi che deficitano di situazioni ideali dalle quali ricavare indicazioni precise. In particolare l’Agenzia fa riferimento a uno studio retrospettivo su 956.374 soggetti. L’analisi di tale campione evidenzia come la combinazione di idrossiclorochina e azitromicina vada sconsigliata. Infatti nei pazienti i medici hanno riscontrato un aumento del rischio di mortalità cardiovascolare a 30 giorni. In questo momento l’AIFA consiglia l’uso dell’HCQ per pazienti COVID-19 di minore gravità curati a domicilio e a pazienti ospedalizzati. In particolare, sottolinea di prestare attenzione a chi soffre di patologie cardiovascolari. Le presenti affermazioni trovano concordi EMA (Agenzia europea per i medicinali), FDA (Food and Drug Administration) e WHO (Organizzazione mondiale della salute).

Lo studio dell’UniBo

I professori Viale – direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche – e Martinelli – direttore scientifico dell’Istituto Tumori della Romagna IRST IRCCS – puntano a studiare 2.000 asintomatici a rischio. Lo studio PROTECT parte dalla consapevolezza che la maggior parte dei pazienti colpiti da COVID-19 sia seguita all’interno delle mure domestiche. Questo comportamento espone i loro conviventi che appunto lo studio si prefissa di tutelare attraverso una profilassi farmacologica. PROTECT si rivolge anche a tutti quegli operatori sanitari a stretto contatto con i loro pazienti. 

I 2.000 ipotetici soggetti saranno assegnati a due gruppi: un gruppo avrà somministrata l’idrossiclorochina, l’altro dovrà solo essere osservato. Ciò che si vuole confermare è che “se assunto precocemente al contagio il farmaco possa contribuire ad alleviare i sintomi dell’infezione”. Dopo un mese gli studiosi potranno conoscere i risultati dal confronto dei due gruppi: se il farmaco in profilassi riduce l’insorgenza di COVID-19, l’ipotesi dello studio sarà confermata. 

Con questo studio l’UniBo vuole valutare anche l’efficacia dell’idrossiclorochina sulla sintomatologia di un paziente COVID-19 e sulla sua carica virale. Fattori decisivi per il successo della fase due.

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