Unimi: Mediazione linguistica verrà bloccata. UniSì: “Inaccettabile”

Karoline Gapit

L’Università Statale di Milano vuole sospendere le immatricolazioni alla triennale di Mediazione Linguistica per il prossimo anno accademico. Ad oggi, la situazione dell’Università meneghina è ingestibile e diversi studenti si sono mossi per proporre soluzioni alle problematiche relative a mancanza di spazi e di personale accademico. Tra questi studenti, vi è UniSì – Uniti a Sinistra, lista di rappresentanza studentesca dell’Università Statale di Milano.

La situazione alla Statale di Milano

L’UDU (Unione degli Universitari) nel 2019 ha vinto il ricorso sull’accesso programmato alla facoltà. È stato definito “scellerato” da parte del presidente di UniSì, Pierfrancesco Pittalis, che secondo le sue parole è stato “un azzardo da parte dell’UDU; il loro ‘massimalismo’, infatti, non va a scontrarsi con la vera realtà delle cose. Il loro ricorso al tar ha creato più problemi di quelli che doveva risolvere. La facoltà di Mediazione Linguistica, dunque, è stata travolta da numerose domande di immatricolazioni, perdendo la qualità della didattica”.

Infatti, nel 2021 gli immatricolati alla facoltà di Mediazione Linguistica sono stati quasi 1500. Questo ingente numero va a scontrarsi con le altre facoltà: Lettere conta quasi 2mila studenti e Lingue con 1500 universitari in meno in tutto il triennio.

La mancata digitalizzazione

Secondo lo stesso presidente di UniSì, vi è stata una mancata lungimiranza da parte di tutto il corpo accademico nell’affrontare l’emergenza dei sovra “immatricolati”. “Il numero chiuso non deve essere la soluzione, la soluzione è creare nuovi spazi e renderla più fruibile possibile”, sono state le parole di Pittalis.

La pandemia ha reso ancor più noto il problema. Numerosi studenti si sono lamentati dell’impossibilità di connettersi alle stanze virtuali di Zoom. Con la capienza massima di 500 partecipanti, il diritto allo studio diventa un “premio” allo studio. “Si perde tutta l’interattività che c’è in una lezione universitaria tradizionale in presenza. Le stanze virtuali che dovrebbero essere più capienti delle stanze universitarie sono letteralmente piene”, sono state le parole di Pierfrancesco Pittalis. Inoltre, ha aggiunto “c’è stato un processo di digitalizzazione molto improvvisato che sicuramente sarebbe dovuto arrivare molto prima, ma che comunque non è riuscito a colmare quel gap che c’era negli anni. Questo si è visto specialmente in pandemia che ha visto il corpo docenti assolutamente impreparato ad utilizzare tutti gli strumenti digitali. C’erano già troppe criticità da risolvere”.

L’appello degli studenti della Statale. UniSì: “Il passo in più che ci è richiesto nel mondo del lavoro e nel mondo dei saperi”.

Questo 9 febbraio la proposta sarà discussa in senato accademico. Tuttavia, la componente universitaria è nettamente minoritaria. Infatti, saranno presenti solamente 5 studenti. Secondo quanto dichiarato dagli stessi di UniSì, la maggior parte dei componenti universitari voterà contro questa proposta, ma la misura con molte probabilità sarà approvata.

La nostra unica soluzione è la didattica integrata”, ha spiegato Pittalis. L’idea è quella di abbracciare la digitalizzazione per migliorare e “sorpassare” la didattica frontale.  

Il nostro obiettivo è quello di favorire una maggiore interazione tra lo studente e il professore. I lavori di gruppo dovranno essere favoriti. Inoltre, bisognerebbe dare anche delle maggiori competenze digitali al corpo studentesco, che poi nel mondo del lavoro sono sempre più indispensabili”, ha chiarito il presidente di UniSì.  

L’obiettivo, dunque, è quello di favorire il connubio tra hard skills e soft skills il quale viene sempre più richiesto nel mondo del lavoro. L’Università Statale si vede affrontare un problema che divide gli studenti e il corpo docenti. Tuttavia, la voglia di ritornare in Università rimane come l’unico minimo comune denominatore in questa lotta per lo studio.

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