UNiti per il voto: il voto elettronico

Manlio Adone Pistolesi

Il voto elettronico costituisce una realtà in alcuni Paesi del mondo, ma la sua storia è lunga quanto controversa, come già spiegato da Stefano La Barbera. Per la seconda puntata di questa rubrica abbiamo contattato l’Onorevole Giuseppe Brescia, deputato del M5S e Presidente della Commissione Affari Costituzionali.

On. Giuseppe Brescia, sostenitore del voto elettronico
Onorevole Giuseppe Brescia, deputato del Movimento 5 Stelle

I beneficiari e i tempi del voto

On. Brescia, nella Legge di Bilancio 2020 ha presentato un emendamento che prevede l’istituzione di un Fondo da un milione di euro per la sperimentazione del voto elettronico in occasione delle elezioni politiche, europee e dei referendum. I beneficiari saranno i residenti all’estero e tutti coloro che per vari motivi non potranno votare presso il proprio seggio. Cosa è stato fatto fin ora? Il tavolo tecnico con i vari Ministeri si è mai riunito?

Ci sono state delle prime riunioni tra rappresentanti dei ministeri degli Esteri, dell’Interno, della Giustizia e della Digitalizzazione. Ora con il decreto milleproroghe abbiamo fissato la scadenza per l’adozione del decreto attuativo, entro fine giugno. Quel milione va speso. Bisogna investire sulla tecnologia per facilitare la partecipazione elettorale.

Quali potrebbero essere i vantaggi del voto elettronico?

Per tanti studenti e lavoratori fuorisede le elezioni sono un incubo. Chi vuole votare deve affrontare a proprie spese lunghi viaggi e lo Stato dal 2004 al 2018 ha speso ben 60 milioni di euro in agevolazioni di viaggio. Sono risorse che potevano essere investite in innovazione. Molti altri, invece, rinunciano a votare e la tecnologia può aprire un canale di partecipazione e rendere concreto un diritto che troppe volte non viene esercitato. Vale anche per gli italiani all’estero. L’affluenza del voto all’estero per corrispondenza è pari al 30% circa. Addirittura alle europee, dove si usa un modello di voto diverso, l’affluenza è del 6%. Si può fare meglio. La società è cambiata, la mobilità è aumentata e non si può votare come cento anni fa.

La sperimentazione e il caso Estonia

Come procederà la sperimentazione? Chi saranno i primi a testarlo?

Spetterà al ministero deciderlo. In campo ci sono due modelli: l’e-voting, già sperimentato in Lombardia e adottato in Belgio, o l’i-voting, usato con successo in Estonia. Ogni sistema di sperimentazione adottato dovrà garantire i principi di personalità, uguaglianza, libertà e segretezza, prescritti dall’articolo 48 della Costituzione. Abbiamo volutamente circoscritto la platea della sperimentazione per agevolarne il successo.

Nel marzo 2019 si è recato con una delegazione del M5S in Estonia. Il Paese baltico già da parecchi anni adotta il sistema del voto elettronico. Pensa che il suo modello sia replicabile in Italia? Non la preoccupa lo studio dell’Università del Michigan che evidenzia le falle del sistema estone?

Noi siamo andati sul campo per studiare. Abbiamo assistito allo spoglio elettronico che si svolge in pochissimo tempo. Per l’Estonia il modello è solido e sicuro. Alle ultime europee e alle ultime politiche circa la metà dei votanti ha votato online. In dieci anni la fiducia è più che triplicata. L’Italia non è l’Estonia, ma la platea definita per la sperimentazione non è vasta.

Il voto elettronico tra sfiducia e problematiche europee

Come si possono garantire i criteri della Carta (art. 48) in un voto elettronico, presidiato o meno? È meno rischioso rispetto al voto tradizionale?

Diversi casi hanno dimostrato che il voto tradizionale non è immune da rischi e frodi. Sulle questioni tecniche lasciamo decidere gli esperti indipendenti. Non vorrei che dietro il “non si può fare” si nascondano resistenze a lasciare tutto così com’è. Il processo elettorale è interamente cartaceo, dalla presentazione dei simboli alla raccolta delle firme per le candidature. Il voto elettronico non è una nostra stravaganza. Il Consiglio dell’Unione Europea, nelle conclusioni sulla democrazia, adottate a ottobre 2019, lo ha scritto nero su bianco. Le istituzioni Ue sosterranno le iniziative degli Stati membri per garantire che le norme sulle elezioni e sulla democrazia offline possano essere applicate efficacemente anche online.

Le maggiori resistenze e perplessità provengono dal tema della fiducia del cittadino nel nuovo sistema. In Germania il Bundesverfassungsgericht (Corte costituzionale tedesca) si è pronunciato contro il voto elettronico e successivamente anche la Francia ha limitato e poi bloccato le stesse votazioni. Le sentenze delle corti, tedesca e francese, insistono sul concetto di fiducia e di resistenza psicologica dei votanti. Come si può conciliare una necessità del mondo moderno con le perplessità ancora esistenti?

Bisogna sperimentare, passando inevitabilmente per tentativi ed errori e arrivando a un modello sicuro. Noi non abbiamo mai pensato di introdurre un sistema così rivoluzionario senza un test efficace. Abbiamo voluto procedere passo per passo, individuando fasce di elettori più propense di altre a votare in maniera digitale. La pandemia ha aumentato il ricorso alla tecnologia. Nel 2020 è più che triplicato il numero di Spid erogate e si è quasi completato il passaggio dei comuni all’Anagrafe Digitale. Il voto elettronico può valorizzare queste piattaforme abilitanti su cui tutti i governi hanno scommesso.

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