Afghanistan: riaprono le Università. Divisi uomini e donne

Lorenzo Tosi

Le Università dell’Afghanistan aprono le loro porte per la prima volta da quando i talebani hanno riconquistato il potere. Per ora, hanno riaperto gli Atenei di Laghman, Kandahar, Nangarhar, Farah e Nimroz, anche se in aula maschi e femmine devono rimanere separati.

Situazione critica in Afghanistan

Il ritorno del gruppo islamico al potere aveva portato alla chiusura di gran parte delle scuole secondarie femminili e di tutte le Università pubbliche. Appare tuttora concreta la drammatica possibilità che alle donne venga negato di nuovo il diritto all’istruzione, come accadde nel corso del primo governo talebano, presente in Afghanistan dal 1996 al 2001. La stessa Comunità Internazionale aveva espresso grande timore in merito all’impossibilità per la componente femminile afgana di proseguire i propri studi.

La decisione di riaprire gli Atenei, però, è finalizzata ad ottenere un riconoscimento internazionale dei talebani: secondo gli analisti politici, infatti, la possibilità di conseguire un’istruzione universitaria è un “indicatore critico” di valore.

La frequenza delle lezioni è garantita a studenti e studentesse, che però dovranno frequentare i corsi in orari e classi differenti.

L’intervento di Roberta Metsola

“I diritti delle donne e delle ragazze afghane devono essere una priorità negli aiuti umanitari. Il nostro impegno è verso il popolo dell’Afghanistan, non verso i suoi governanti (…).

Le donne afghane con il loro talento, devozione, amore per il proprio Paese hanno contribuito a una società e una cultura afgana vibrante: ora sono umiliati, stanno morendo di fame, sono minacciate e molte sono fuggite in esilio anche se la maggior parte non è potuta scappare. Ora con paura e disperazione nel loro futuro continuano a lottare per esso”

Appare chiara la posizione della Presidente del Parlamento Roberta Metsola, intervenendo con queste parole alla conferenza di alto livello sulle donne afgane. Ha inoltre sottolineato come il Parlamento Europeo “supporta corridoi umanitari verso il Paese per cibo, sanificazione dell’acqua e medicinali alla popolazione“.

Diversi Atenei italiani hanno già agito in concreto per supportare raccolte fondi e accogliere studenti e studentesse in pericolo: è il caso dell’Università di Padova e dell’Università di Teramo.

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