Università all’estero: costi e opportunità

Veronica Toppi

Liceo, Università, mondo del lavoro: il percorso di vita a cui aspirano migliaia di giovani studenti italiani, idealmente semplice, eppure spesso precario e complicato. Di fronte ad uno scenario di posizioni lavorative in continua evoluzione sorge spontaneo chiedersi: cosa rende il mio curriculum più appetibile? La risposta a cui giungono ogni anno migliaia di studenti è decidere di studiare all’estero. Secondo i dati di Alma Laurea, infatti, il tasso di occupazione di chi termina un corso di studi in una Università all’estero è pari al 73,9%, 6 punti percentuali in più rispetto agli altri.

Ecco, dunque, le 5 domande da porsi prima di intraprendere un’esperienza internazionale e conseguire una laurea all’estero.

1) Costi delle domande di ammissione

Il primo aspetto da valutare quando ci si vuole trasferire all’estero per studiare riguarda naturalmente i costi da sostenere. Il costo per presentare la sola domanda di ammissione varia a seconda del paese. Si parla di circa 70 euro negli Stati Uniti e alla McGill a Montréal, in Canada. Per quanto riguarda invece le business schools si parla di 135 euro per Barcellona, 120 euro a Madrid e 60 euro a Parigi. A parte la business school a Singapore che richiede solo 6 euro per il test d’ammissione, i prezzi sono in linea con quelli richiesti per gli studenti internazionali da parte dell’Università Cattolica e Bocconi di Milano, rispettivamente di 75 euro e 100 euro.

2) Quali sono i test d’ingresso e quanto costano?

Negli Stati Uniti il test richiesto per la laurea di primo livello si chiama SAT scholastic assessment test, un test attitudinale molto diffuso che costa circa 86 euro. Per l’ACT, invece, American college testing, sono richiesti 128 euro. Nel Regno Unito sono richiesti test dalle Università di Oxbridge (cioè Oxford e Cambridge) e sono gratuiti ma i centri che somministrano le valutazioni spesso richiedono una tassa di supervisione pari a 200 euro. Il test per l’ammissione alla Bocconi è gratuito, poiché già compreso nella domanda di ammissione.

3) Bisogna conoscere molto bene l’inglese?

Assolutamente sì. Spesso si dà per scontato il fatto di essere fluenti nella lingua inglese o, se non altro, non ci si accerta delle effettive abilità nel maneggiare una lingua. Eppure l’inglese è il primo requisito fondamentale richiesto e le Università all’estero accettano generalmente l’IELTS (241 euro) e il TOEFL (235 euro), che certificano grande padronanza della lingua.

4) Quali sono i paesi più quotati per rapporto qualità/prezzo?

USA, Regno Unito e Canada sono sicuramente i paesi più richiesti in vista di future opportunità lavorative, ma con tasse più costose, che si aggirano tra circa i 20.000 e 40.000 euro. Un’ottima soluzione sembra essere l’Olanda, paese che ha acquisito molta fama negli ultimi anni per la vastità di corsi offerti in lingua inglese. In Olanda anche il costo delle tasse è decisamente ridotto rispetto agli altri più quotati (2.100 euro per l’Università, 4.000 euro per il College). In Francia la retta è simile alla nostra (13.000 euro per la Bocconi). In Austria, Germania, Danimarca, Finlandia, Svezia e Norvegia addirittura non sono previste tasse.

5) Come gestire la lontananza?

L’ultima questione da porsi non riguarda tanto l’aspetto pratico, quanto più la determinazione d’animo nel volere intraprendere questa esperienza. Studiare all’estero è un’opportunità imperdibile per la crescita e la formazione del singolo studente. Tuttavia, aldilà dei costi, bisogna essere realmente motivati nel gestire lo shock culturale tipico di chi decide di trasferirsi all’estero. Affidarsi a tutor esperti nel campo può facilitare tutto l’iter di ammissione, ma una volta ammessi bisogna cercare di cogliere a 360 gradi tutti gli spunti culturali e che offre il suolo straniero. Dopo le prime difficoltà di adattamento, l’Università all’estero sarà vista come un’incredibile opportunità che aiuterà ad arricchire il proprio bagaglio culturale e, soprattutto, un interessante profilo accademico.

Lascia un commento