L’Università Bicocca vola alle Maldive – salviamo le tartarughe marine!

Giorgia Fontana

L’Università Bicocca rinnova il suo impegno per la tutela dell’ambiente marino e della sua biodiversità. Questa volta, però, vola in Asia. Si occuperà infatti di studiare e monitorare le tartarughe marine nell’Oceano Indiano. La collaborazione con Aba (Associazione benessere animale) si svolgerà nell’arcipelago delle Maldive.

Il team di ricercatori

Sarà una vera e propria equipe ad occuparsi dell’analisi e della salvaguardia degli animali. Il direttore del team è Paolo Galli, professore di Ecologia al dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra dell’Università Bicocca. Non solo: è anche l’attuale direttore del MaRHE Center (Marine Research and High Education Center).

MaRHE Center: il centro per la tutela della biodiversità marina

Il MaRHE Center apre all’Unimib nel 2009, in collaborazione con il Ministero della Pesca delle Maldive.

Nasce per ampliare la ricerca nell’ambito della scienza ambientale e, più nello specifico, della biologia marina. Gli studi che fino ad ora sono stati condotti hanno rivolto la loro attenzione allo studio del turismo e della geografia umana.

Attraverso le analisi svolte, si cerca ad oggi di delineare il modo migliore per difendere e preservare la fragile biodiversità del mondo subacqueo. Per farlo, è necessario comprendere come gestire in maniera responsabile le risorse che l’Oceano ha da offrire, limitando i danni causati dal turismo di massa e dal riscaldamento globale.

La salute delle tartarughe marine

La collaborazione tra Università Bicocca e Aba sarà seguita anche da Giordano Nardini. Veterinario e direttore di Aba, è riconosciuto a livello internazionale come uno dei maggiori esperti nella cura delle tartarughe marine. 

La ricerca sarà volta a scoprire qual è effettivamente lo stato in cui vivono le tartarughe marine alle Maldive. Mediante il prelievo di sangue su campioni di tartaruga recuperati dall’oceano o sulle spiagge, i ricercatori ne valuteranno le condizioni di salute. Si cercheranno eventuali sintomi riconducibili a malattie infettive o battute di pesca.

Le informazioni che verranno raccolte saranno archiviate in una vera e propria banca dati. In questo modo si terrà un censimento delle tartarughe interessate, utile per la futura stagione di riproduzione dei rettili marini. 

Le ricerche effettuate, inoltre, serviranno a delineare un nuovo regolamento che la popolazione delle Maldive e i suoi turisti dovranno seguire per tutelare non solo le tartarughe, ma anche gli squali, le balene e i delfini dell’Oceano Indiano.

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