Università di Torino: gli studenti contro il proctoring

Maria Laura Campolo

L’Università di Torino ha approvato il regolamento degli esami in modalità telematica con il sistema di Proctoring. Si tratta di un software basato sull’intelligenza artificiale pensato affinché gli studenti non copino durante gli esami svolti in modalità telematica.

Che cos’è il Proctoring?

Il sistema proctoring si serve dell’estensione Proction Google Chrome per garantire il controllo e l’integrità degli esami svolti in modalità telematica. Il software individua e segnala comportamenti sospetti attraverso diversi strumenti: telecamera, microfono, mouse, tastiera. Ad esempio il software registra lo schermo e, se lo sguardo viene spostato in direzione diversa rispetto al fronte dello schermo, il sistema provvederà a segnalare questo comportamento al docente che opererà una seconda verifica. Tuttavia, il proctoring non risulta poi così efficiente come promette di essere. Le segnalazioni non sono sempre esatte e spesso i docenti sono costretti a ignorare gran parte dei segnali.

Il sistema di proctoring appena adottato dall’Università di Torino risulta una misura potenzialmente escludente: può essere installato solo su computer e richiede una connessione stabile. Ciò significa che molti studenti avrebbero difficoltà a sostenere gli esami per indisponibilità di materiale.

La protesta degli studenti

L’organizzazione studentesca Studenti Indipendenti ha cercato di proporre emendamenti al regolamento degli esami telematici, ma a nulla è servito il suo impegno. Infatti, il regolamento che prevede l’uso del software-spia è stato approvato. L’unica concessione sarà un mese di sperimentazione che non potrà verificare l’efficienza del sistema a causa della presenza di pochi esami . Gli studenti hanno dato vita ad una protesta, occupando per ben otto giorni il rettorato e incatenandosi all’ingresso.

Niccolò Fonio, vicepresidente del Consiglio studenti e appartenente all’organizzazione studentesca Studenti Indipendenti, ha risposto ad alcune nostre domande circa i motivi della protesta.

La pandemia ha costretto a rivedere le modalità di protesta, come vi siete organizzati? I social sono stati utili?

“Siamo stati attenti durante l’occupazione: mascherina obbligatoria, ricambio d’aria ogni due ore sia di giorno che di notte, abbiamo contingentato il numero delle persone all’interno dell’aula sia di giorno che di notte. I social ci hanno permesso di far uscire la protesta dal rettorato e di avvicinare numerose persone.”

Il proctoring è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, questa protesta è sintomo di un malessere più grande?

“Questa protesta è innanzitutto conseguenza di un malessere generalizzato che ci ha portato a non vivere più i nostri spazi e la nostra Università. Il proctoring si configura come una misura inutile e dannosa per gli studenti e le studentesse che non ottengono risposte ai propri problemi di tutti i giorni ma unicamente sistemi di controllo.”

Il software-spia è stato adottato, la protesta continuerà?

“La protesta continua e noi ci opporremo finché non avremo garantiti i nostri diritti. In ogni angolo dell’Università di Torino ogni collettivo avrà la possibile di aprire una discussione.”

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