Università, un appello alle istituzioni

Elisa Belussi

Sui nostri social abbiamo voluto lanciare un appello per ricordare alle istituzioni l’importanza dell’Università e della Ricerca, ma è giusto approfondire anche qui alcuni punti critici di una “ripresa” che ha ignorato quasi del tutto gli universitari.

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Da marzo siamo rimasti a casa, all’ascolto. Ci siamo laureati in cucina, abbiamo svolto gli esami in salotto, studiato da un pc, fissato una webcam per mesi con la ferma convinzione che si, l’Università è il futuro, ma non può farcela da sola. Noi di @university.network vorremmo sfruttare i nostri canali per rinnovare un appello alle Istituzioni, affinché trattino la questione universitaria con la dovuta serietà. Abbiamo bisogno di garanzie, di sapere che “andrà tutto bene” anche per noi, che ci è concesso un futuro. In questi mesi abbiamo provato a informarvi sul mondo universitario nel modo più completo possibile, ricercando le fonti ufficiali e le dichiarazioni dei protagonisti dell’emergenza, ma non vi nascondiamo che a volte è stato difficile trovare informazioni, proprio perché spesso erano minime o poco chiare. Vogliamo ricominciare a parlare di un domani che ci prenda in considerazione, che valorizzi il ruolo dell’Università e della Ricerca all’interno della collettività, che non ci lasci soli. In Italia si è parlato più di discoteche e partite di calcio che di istruzione universitaria. Sono settimane che, giustamente, si discute della riapertura delle scuole, ma di ripresa delle attività universitarie si sa ancora poco o nulla. E mentre gli universitari si preparano a trascorrere un altro anno accademico con la didattica a distanza, la disoccupazione giovanile continua a crescere e le nostre speranze si affievoliscono. Siamo parte attiva della società, stiamo studiando per il futuro non solo nostro, ma anche della nostra comunità. Meritiamo di essere riconosciuti per i nostri sforzi e per il nostro lavoro se, come da sempre ci ripetono, siamo “il futuro di questo Paese”. Ci siamo stancati di essere invisibili. @manfredi_official meritiamo delle risposte. #universitynetwork

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Ecco alcuni aspetti su cui vorremmo soffermarci e su cui abbiamo ancora poche o zero risposte.

Fuorisede e affitti

Durante il lockdown molti fuorisede si sono ritrovati a gestire affitti e contratti, spesso a distanza, poiché la pandemia e le relative misure di controllo e distanziamento hanno coinciso con la fine della sessione, e quindi con il rientro a casa di molti studenti. Molti hanno trovato accordi con i propri affittuari, ma non per tutti è stato semplice raggiungere un compromesso.

Da mesi si richiede un sostegno alle famiglie e agli studenti che si sono trovati in difficoltà, e alcune risposte sono arrivate.

Diverse Regioni hanno aperto dei fondi, e il deputato Cinque Stelle Luigi Iovino ha proposto un emendamento, poi approvato, che prevede lo stanziamento di un fondo da 20 milioni di euro per rimborsare gli affitti agli studenti con un Isee inferiore ai 15mila euro.

A oggi non sono ancora ben chiare le modalità per effettuare la richiesta.

Organizzazione dell’anno accademico

Mille le proposte per la “riapertura” degli atenei.

L’Università Cattolica ha voluto fornire più alternative agli studenti, che potranno scegliere di frequentare in presenza (con i dovuti distanziamenti e le misure di sicurezza) oppure online, o ancora adottare soluzioni miste.

 La Statale di Milano accoglierà in presenza, nel primo periodo, le matricole, a cui saranno dedicati dei programmi di orientamento. Molte le lezioni online, in presenza si svolgeranno le attività specifiche di laboratorio.

Il Politecnico accoglierà tutti, estendendo l’orario accademico, pur garantendo le lezioni da remoto.

Ogni ateneo si è adattato come meglio ha creduto alla gestione del nuovo anno accademico, e questo ha alimentato una situazione già caotica, per quanto necessaria per garantire gli standard di sicurezza.

Fondamentale è non tralasciare il problema del divario digitale, per cui sono previsti dei fondi con i quali si proverà ad assottigliarlo. Non tutti gli studenti possono frequentare a distanza: avere un pc e una rete stabile a propria disposizione non sempre è scontato. I dispositivi mobili possono colmare l’assenza di un computer, ma fino a un certo punto. Non intervenire seriamente per colmare il digital divide significa non solo mettere a rischio l’istruzione di molti ragazzi, ma anche favorire le disparità.

Non solo studenti

Molti ragazzi nella fascia tra i 19 e i 24 anni non sono solo studenti, ma anche lavoratori, e tanti sono in cerca di un’occupazione.

Gli ultimi dati Istat sul mondo del lavoro rilevano un aumento del tasso di disoccupazione nella fascia da 15 i 24 anni: 27,6%.

Il dibattito sul tema è ormai aperto da molto tempo, fenomeni come la “fuga di cervelli” ne sono la prova lampante, ma non solo.

Già prima della pandemia la situazione era preoccupante e ora, con una crisi economica globale in corso e un domani sempre più incerto, gli spazi per i giovani diminuiscono ancor di più.

E gli universitari?

Manca poco all’inizio del nuovo anno accademico e molti studenti si ritrovano senza una casa, senza un’istruzione equa e completa e senza un lavoro.

Tanti ragazzi hanno riposto le proprie speranze e i propri sforzi nell’istruzione, hanno scelto di continuare a studiare per formarsi e formare un futuro migliore e non così lontano come può sembrare.

La nostra generazione dovrà già affrontare enormi sfide.

Dobbiamo essere preparati al meglio per poterle gestire, e per questo abbiamo bisogno dell’Università. Le istituzioni devono essere consapevoli dell’enorme importanza che riveste la formazione universitaria, non solo per il nostro futuro, ma anche per quello della collettività.

L’Italia non può restare indifferente, gli studenti meritano risposte certe.

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