Voto negli uffici postali: la proposta D’Incà

Manlio Adone Pistolesi

Oggi 14 aprile, presso la Sala Polifunzionale di Largo Chigi a Roma, la Commissione di studio sul fenomeno dell’astensionismo elettorale presieduta dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà e coordinata dal Professor Franco Bassanini, ha presentato il libro bianco “Per la partecipazione dei cittadini. Come ridurre l’astensionismo e favorire il voto”. Tra le pagine del report spunta una nuova proposta per il voto a distanza, valida per tutti i cittadini: il voto negli uffici postali.

Il lavoro della Commissione D’Incà

Istituita lo scorso 22 dicembre, la Commissione ministeriale ha studiato il fenomeno dell’astensionismo ragionando sulle cause e prospettando possibili soluzioni. Innanzitutto, è stata svolta una ricognizione sui sistemi di voto vigenti in 19 Paesi che permettono il voto a distanza. Nel proprio lavoro la Commissione, costituita da tecnici e figure rappresentative del Governo e dei vari Ministeri, si è anche avvalsa del contributo della rete Voto Sano Da Lontano che da tempo riunisce diverse associazioni con a cuore il tema del voto fuori sede.

La Commissione ha però ragionato studiando il tema a 360 gradi e focalizzandosi successivamente sulla questione particolare dell’astensionismo involontario, derivante da difficoltà materiali (come per chi lavora, studia o si sottopone a cure mediche lontano dalla propria residenza). Infatti, il fenomeno dell’astensionismo involontario per la Commissione caratterizza almeno 8 milioni e mezzo di italiani: 2,8 milioni di anziani con gravi difficoltà motorie; 4,9 milioni di fuori sede; 380 mila per turismo, escursionismo e ragioni varie; i cosiddetti “non stimabili“, ovvero i disinteressati per troppe votazioni – nel solo 2014 ci sono stati 14 appuntamenti elettorali. Il totale costituisce circa il 15% del corpo elettorale.

Da ciò è scaturita la proposta che la Commissione sottopone alla I Commissione Affari Costituzionali e al Parlamento: il voto presidiato negli uffici postali. Perché ciò si verifichi il Ministero dell’Interno e il Ministero per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale si sono trovati concordi nell’esigere due precondizioni fondamentali. Ovvero: la digitalizzazione delle liste elettorali e delle tessere elettorali; l’istituzione di scadenze elettorali fisse in due date, una primaverile e una autunnale, per qualsiasi consultazione (che sia amministrativa, politica, referendaria o europea).

Il voto negli uffici postali

In sostanza, tutti gli elettori potranno scaricare la propria tessera elettorale digitale, il cosiddetto election pass, 10-15 giorni prima dell’election day fino al giovedì precedente la tornata elettorale. L’election pass si baserà su una tecnologia simile all’attuale green pass. Giunti all’interno dell’ufficio postale bisognerà esibire il proprio pass, che potrà anche essere stampato. Non ci sarà bisogno di spiegare il motivo per cui si vota a distanza, tutti potranno godere di questa alternativa, non solo i fuori sede.

Successivamente, l’impiegato delle poste scaricherà la scheda elettorale corrispondente all’elettore e fornirà al medesimo anche il plico nel quale inserire il suo voto, con l’indirizzo del seggio elettorale di appartenenza. L’elettore esprimerà il proprio voto all’interno di una cabina elettorale adeguatamente predisposta e consegnerà il plico per l’invio.

Infine, dopo essere stato inviato e giunto a destinazione, il presidente di seggio aprirà il plico e mescolerà il voto a distanza con gli altri voti così da non permettere alcun riconoscimento.

La Commissione D’Incà ha perciò optato per un voto anticipato presidiato. Ma non finisce qui. Infatti, il Professor Bassanini ha presentato la proposta, che viaggia parallela a quanto già spiegato, del voto in un seggio diverso da quello di appartenenza nello stesso giorno delle elezioni. Purché ciò avvenga all’interno della propria circoscrizione o del proprio collegio elettorale.

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